L’obiettivo di mercato della Juve, la pedina per sistemare il Milan, il paradosso-Berardi, l’antidoto per i limiti dell’Inter. E il peccato di Mourinho…
Il campionato è molto avvincente e lo sapete. Tra le prime sei di Serie A, in questo turno, ha pareggiato il Milan, perso l’Inter, pareggiato il Napoli, pareggiato la Juve, perso l’Atalanta, pareggiato la Lazio. I casi sono 2: o si sono tutti improvvisamente rincoglioniti, oppure significa che non esiste “la corazzata”, la squadra che si pappa le altre, ma neppure quella “materasso” che ti regala i tre punti. Meglio così, ci divertiamo come matti (si fa per dire).
Il risultato che ha fatto più scalpore sembrava quello di Salerno, con l’ultima che pareggia con la prima, ma poi ci hanno pensato i campioni d’Italia a fare peggio. Rapido elenco di problemi osservati in casa-Inter l’altra sera: il portiere sloveno (Handanovic) non para, l’attaccante argentino (Lautaro) non segna, quello cileno (Sanchez) neppure, il sostituto-tattico (Barella) dell’insostituibile (Brozovic) non è a suo agio, il centrocampista che non gioca mai (Gagliardini) ti fa capire perché non gioca mai, tutti gli altri sono in giornata decisamente storta. Fine dei problemi. Ecco, in queste condizioni puoi perdere anche contro l’oratorio Don Mazzi, figurati contro il Sassuolo dell’ottimo Dionisi.
Questi qui, gli emiliani, in questa stagione hanno già battuto la Juve a Torino e il Milan a San Siro e tu (e qui tiriamo in ballo Inzaghi) dovevi immaginarti che non sarebbe stata una passeggiata. L’Inter no, non l’ha immaginato, ed è quello che ci viene da pensare dopo aver assistito ai primi 25’ di gioco, quelli in cui gli ospiti non solo hanno segnato, ma hanno fatto il bello e cattivo tempo. I nerazzurri, reduci dalle fatiche di Champions, sono parsi in balia degli eventi ma, soprattutto, supponenti. Una cosa del tipo “ok, siamo i Campioni d’Italia, in qualche modo ci riprendiamo la vetta”. Neanche per idea.
L’Inter, banalmente, non è una squadra perfetta e se non sei perfetto te la puoi cavare solo con l’applicazione. Domenica, l’applicazione, si è vista quando ormai era troppo tardi. Se questa squadra intende bissare il trionfo dell’anno passato deve augurarsi tante cose, ma soprattutto una: che Brozovic non salti mezza partita. E questo perché è fortissimo lui (detta i tempi, dà sicurezza, mette la colla alla fase difensiva, olia quella offensiva), ma soprattutto perché l’Inter non dispone di un sostituto che gli assomigli neppure alla lontana.
Ecco, proprio in quest’ottica il rinnovo del croato (“questione di giorni” ha detto Marotta) è una gran bella notizia. E lo è anche per me che dico da mesi “abbiate fede, rinnoverà”: il rischio figura di fango era dietro l’angolo.
Ma la cosa che più ha impressionato a San Siro era colorata di verde e si chiama Sassuolo: ok i giovani Raspadori e Scamacca, ok Frattesi e Maxime Lopez, ma qui buttiamo giù due righe per Mimmo Berardi, giocatore vero. E non siamo qui a dire nulla di così originale, ma il ragazzo da due anni gioca a livelli elevatissimi, ha smesso di sprecare energie per questioni inutili, sceglie sempre la giocata più intelligente e – cosa non banale – gli riesce spesso e volentieri. Il fatto che non sia ancora in un club “da Champions” è francamente senza senso.
Sul Milan non c’è molto da dire. Cioè, il pareggio di Salerno è figlio dello stesso atteggiamento avuto dall’Inter, un mix di sicurezza e supponenza che non ci si può permettere, soprattutto se dall’altra parte sono all’ultima spiaggia. Oh, non dovrebbe succedere ma… succede. Se vogliamo alla dirigenza rossonera – che pure l’estate passata si è mossa piuttosto bene - si può muovere un unico appunto: non aver portato a Milano un sostituto di Calhanoglu. Capiamoci, non perché il turco sia chissà quale fenomeno, ma perché nella testa di Pioli quel tipo di giocatore è sempre stato fondamentale. Diaz è bravo, ma ancora troppo discontinuo. Poi, per carità, la classifica dice chiaramente che il Milan sta facendo un gran percorso e noi, al contrario, stiamo facendo la frangetta alle virgole.
Una parola su Mourinho. No, non ci siamo. Noi iscritti alla Chiesa di San José in questo momento non riconosciamo il Vate dei bei tempi, quello che esagerava spesso e volentieri ma contemporaneamente portava fatti, risultati, quello che riusciva a convincere tutti i suoi giocatori a buttarsi nel fuoco per lui. Ora no, è rimasta la dialettica, la gestualità, è rimasto il personaggio, ma in campo si vede ben poco. E “il personaggio”, senza risultati, rischia solo di dare ragione a chi dice “non è più un allenatore di livello”. Noi della Chiesa di San José non perdiamo la fede, lui, però, deve evitare di trasformare ogni cosa in una battaglia personale.
Oggi la Juve si gioca un bel pezzo di stagione, banalmente anche solo per una questione di quattrini. Con l’Inter a un passo dall’eliminazione della Champions i bianconeri possono vestire i panni dell’unica italiana ancora in ballo nel coppone. Non è poco, ma occhio al Villarreal, squadra tutt’altro che “comoda”. Allegri deve certamente riuscire a dare qualcosa in più e la coppa può essere terreno fertile: laddove la strategia è più importante, il tecnico capace di portare la Signora due volte in finale, può finalmente fare la differenza.
Ecco, questa se vogliamo è aria fritta, in chiusura mettiamo un po’ di “ciccia”: la Juve sta aumentando il pressing per Zaniolo, vero obiettivo per la prossima stagione. Chiamali scemi…






