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Vlahovic: l’importanza del singolo, il gusto del collettivo

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Luca Marchetti
giovedì 17 febbraio 2022, 08:28Editoriale
autore Luca Marchetti
17.02.2022 08:28Editoriale
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca

Dopo 3 settimane dalla fine del mercato, con diverse partite giocate, possiamo già fare un primo bilancio rispetto all’affare che ha catalizzato l’attenzione di tutti noi: Vlahovic.
Che fosse un giocatore in grado di poter risolvere i problemi offensivi della Juventus non c’erano mai stati dubbi. Per capire che tipo di impatto avrebbe avuto il suo inserimento alla Juventus si doveva aspettare il campo. E qui non basta guardare i numeri di Vlahovic. Non sarebbe completo (benché ampiamente sufficiente, per una analisi veloce) guardare il numero di tiri o il numero di gol, i palloni scambiati con i suoi compagni di reparto oppure i metri guadagnati dalla squadra sia con la sua velocità che banalmente con la sua presenza.
Vlahovic ha rivitalizzato la squadra nella testa, nella convinzione, nello spirito. Lo ha detto Allegri: è stato come aprire le finestre per cambiare aria. La Juventus, la squadra e l’ambiente, ha capito che il futuro è adesso. Che la società non ha intenzione di abdicare o vivacchiare. E che se anche è cambiato il metodo con cui aggredire il mercato non significa che il mercato non si possa fare. E che mercato.
Si è passati dalla paura di non riuscirsi a qualificare in Champions League all’esatto opposto: calcolare i punti che distanziano la Juve dalla vetta. Allegri le rimonte le ha già fatte: non partendo così tardi né tantomeno con così tante squadre avanti. Quindi razionalmente non sarebbe opportuno parlare di testa della classifica. Ma la domanda in conferenza (o nei post partita) viene fatta. E Allegri da eccellente comunicatore, dribbla in maniera elegante (non è affar nostro, non ora), ma altrettanto elegantemente sa che se dovesse arrivare un filotto consecutivo di vittorie magari comincerà a fare i conti…
Ma qui non ci interessa capire quante possano essere le chanches bianconere di poter insidiare la testa della classifica (ora del Milan in attesa del recupero nerazzurro): ma quantificare l’effetto Vlahovic.

Un effetto che ha travolto anche i suoi compagni di reparto. Ora si fa a gara a dire chi ha beneficiato di più della sua presenza fra Morata e Dybala. Il 433 “pesante” regge, funziona, diverte e non sbilancia troppo la Juventus. E quelli che sembravano essere addirittura i due più in bilico della rosa bianconera (soprattutto prima della cessione di Bentancur e del prestito di Kulusevski) diventano ora due giocatori ai quali è molto complicato rinunciare. Dybala perché sarebbe un delitto perderlo a zero con quel numero 10 sulle spalle, con quel sinistro così educato, con quella capacità di lanciare nello spazio i suoi compagni. Morata perché sulla fascia sembra esaltarsi ancor più che nei pressi dell’area di rigore e perché un attaccante così a 35 milioni di euro (tanto vale il suo riscatto) è difficile da trovare.

Ora chiaramente in casa bianconera prendono ancora tempo prima di poter definitivamente prendere una decisione. Sanno di non poter tirare troppo la corda sui rinnovi (perché nessuno ha mai pensato di tagliare Dybala, al massimo di rivedere alcune parti del suo contratto), ma sanno che partono sempre da una posizione di vantaggio. Ora giocare nella Juve, nella prossima Juve, significa far parte di un gruppo che intenderà essere vincente per i prossimi anni. C’è voglia di Juve. Magari non sarà necessariamente la Juve di Dybala o per lo meno non di Dybala e basta. Ma al di là delle qualità tecniche di Vlahovic, al di là della sua personalità, al di là delle soluzioni che offre ai suoi compagni, Vlahovic (insieme a Zakaria) hanno reso la Juve di nuovo cool.
Si è riaccesa la scintilla. E questo può fare la differenza. Lo dimostra anche la partita complicata di Bergamo. La percezione cambia e la Juve ne approfitta. E’ cambiato il vento. Anche a questo è servito un solo acquisto.
Un po’ come la straordinaria giocata di Mbappé nella partita dell’altra sera fra PSG e Real. E’ bastato un lampo per trasformare tutto. Ora alla Juve - tanto quanto a Parigi - dovranno far tesoro di questo. E dargli seguito.

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