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"A Title Maker": Mikel Arteta riporta l’Arsenal sul trono dopo 22 anni. Ora la Champions

"A Title Maker": Mikel Arteta riporta l’Arsenal sul trono dopo 22 anni. Ora la ChampionsTUTTO mercato WEB
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Oggi alle 00:38I fatti del giorno
Michele Pavese

Per 22 anni l’Arsenal ha vissuto guardando il proprio passato. Gli "Invincibili" di Arsene Wenger non erano soltanto una squadra, ma un’ossessione collettiva: un mito irripetibile, quasi un peso emotivo per ogni generazione successiva. Nel frattempo, il calcio inglese cambiava padrone: Manchester United, Chelsea, Liverpool, Manchester City, perfino il Leicester di Ranieri. Tutti salivano sul trono. Tutti, tranne i Gunners.

L’Arsenal restava sospeso tra nostalgia e rimpianto, come nelle pagine di Febbre a 90' di Nick Hornby: attese infinite e "attimi di gioia trascendentale una volta ogni morte di papa". Fino ad oggi. Perché l’Arsenal di Mikel Arteta è campione d’Inghilterra.

La fine dell’attesa
Il 14° titolo della storia del club arriva dopo una stagione di controllo, solidità e maturità. Decisivo il passo falso del Manchester City contro il Bournemouth (1-1), ma soprattutto un percorso costruito giornata dopo giornata, con l’Arsenal stabilmente al vertice e capace di resistere alla pressione dei rivali. Per Arteta, alla quinta stagione sulla panchina, è il completamento di un ciclo iniziato nel 2019: tre secondi posti consecutivi, due dietro al City e uno al Liverpool, prima della consacrazione definitiva.

Una squadra costruita sui dettagli
La forza dei Gunners è stata soprattutto difensiva: appena 26 gol subiti, miglior retroguardia della Premier per la terza stagione consecutiva. David Raya è stato decisivo con 19 clean sheet, simbolo di una squadra compatta e chirurgica nella gestione dei momenti chiave. Ma l’Arsenal ha vinto anche nei dettagli: 18 gol da palle inattive, record del campionato, segno di una preparazione maniacale. Una squadra forse meno spettacolare, ma più pragmatica, moderna e solida. Con 69 gol segnati (secondo miglior attacco dietro al City), i Gunners hanno trovato equilibrio tra efficacia e controllo, trasformando la continuità in titolo.

Il capolavoro di Arteta
Arteta ha spesso dovuto convivere con critiche sul suo stile di gioco, giudicato troppo prudente. Eppure ha costruito un Arsenal competitivo su tutti i fronti, capace anche di arrivare in finale di Champions League contro il PSG. Il suo vero capolavoro non è solo il titolo: è aver ridato identità a un club smarrito dopo l’era Wenger. Un’Arsenal giovane, feroce mentalmente, riconoscibile e finalmente vincente; non sono gli Invincibili, e forse non vogliono nemmeno esserlo. Questa squadra ha un’altra natura: meno romantica, più concreta, ma il filo con il passato esiste ancora, nel calcio offensivo, nella fiducia nei giovani, nell’idea di un’identità precisa. Ora l’Arsenal è tornato sul trono e, con una finale di Champions all'orizzonte (e la possibilità di vincerla per la prima volta), la domanda è inevitabile: questa squadra può diventare qualcosa di ancora più grande degli Invincibili? Intanto, Arteta è diventato il primo ex giocatore di Premier a vincere il campionato da manager e si è guadagnato il titolo dell'anno (merito della BBC): "A title maker", ovvero "il fabbricante di titoli", ma molto più semplicemente... l'anagramma di Mikel Arteta.

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