Maldini: “Aspettiamo Guardiola”. Se Pep dice no, c’è Pirlo: il retroscena su Ancelotti e il nuovo corso azzurro
La FIGC continua ad aspettare Pep Guardiola. Nella prima uscita pubblica della nuova triade federale, Paolo Maldini ha chiarito che la priorità resta ottenere il commissario tecnico individuato insieme a Leonardo e Giovanni Malagò: “L’ideale sarebbe chiudere entro questa settimana, ma sarebbe ancora meglio avere la persona che vogliamo. C’è fretta, ma non c’è fretta”.
Guardiola resta il sogno, i soldi non sono il problema
Il corteggiamento all’ex Manchester City proseguirà fino all’ultimo. Maldini ha smentito le indiscrezioni relative a una richiesta da 20 milioni di euro: “Per Pep, l’aspetto economico non è in alcun modo rilevante”. A frenare Guardiola sarebbero piuttosto i dubbi sull’opportunità di tornare subito in panchina, dopo aver manifestato l’intenzione di fermarsi. La ricerca è partita dai profili più prestigiosi. Maldini ha infatti svelato un retroscena: “Non possiamo nascondere di aver parlato anche con Carlo Ancelotti prima di Pep. Ci sembrava giusto confrontarci con i migliori allenatori al mondo”.
Se Guardiola rifiuta, l’identikit porta a Pirlo
La FIGC non ha ufficializzato un piano B, ma le parole di Leonardo sembrano avvicinare Andrea Pirlo: “Vogliamo un allenatore che ragioni più o meno come ragioniamo noi. La cosa più importante è trovare una sintonia di pensiero tra tecnico e direzione”. Un profilo più facilmente inseribile nella nuova struttura rispetto ad Antonio Conte e Roberto Mancini, tecnici già affermati e abituati ad avere grande autonomia. Pirlo rappresenterebbe però una scelta più rischiosa, compensata dalla presenza e dall’autorevolezza di Maldini e Leonardo, anche se in A c'è chi ha dubbi, come Urbano Cairo che ha sostenuto la candidatura di Antonio Conte.
Il progetto va oltre il prossimo ct
La scelta dell’allenatore è soltanto il primo passaggio. Il nuovo Club Italia punta a collegare Nazionale maggiore, selezioni giovanili e Settore Tecnico, riportando al centro gioco e formazione. “Il calcio italiano è rimasto indietro”, ha spiegato Leonardo. Maldini ha definito l’incarico una “chiamata alle armi”, mentre Malagò ha indicato un orizzonte di sei anni, che il direttore tecnico estende fino a otto-dieci.






