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La contraddizione in termini: se il risultatista Allegri diventa sarrista dopo il KO, viene giù tutto

La contraddizione in termini: se il risultatista Allegri diventa sarrista dopo il KO, viene giù tutto TUTTOmercatoWEB
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Ivan Cardia
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Ivan Cardia
giovedì 17 marzo 2022, 15:00Il corsivo

Una delle migliori partite della Juventus in Europa. Così Massimiliano Allegri ha definito la gara che ha visto i bianconeri dalla Champions League. Eliminazione a testa più che bassa: il 3-0 a Torino del Villarreal, al momento settimo in classifica in Liga, è la sconfitta più ampia subita dalla Vecchia Signora in casa in Europa, alla pari col 4-1 rimediato dal Bayern Monaco non troppe stagioni fa. Un risultato pesante, al termine di un incontro che il tecnico livornese ha definito "ben giocato" per i primi 75 minuti, con un episodio decisivo che ha cambiato tutto. La difesa d'ufficio, comprensibilissima da parte di chi nel momento di maggior difficoltà deve farsi paravento per il suo gruppo di calciatori. A maggior ragione se si considera che, per meriti propri o demeriti altrui, i bianconeri sono ancora in corsa in campionato, che sia per il quarto posto o qualcosa di più. In sostanza: serata buia, ma almeno c'è da salvare il risultato. Non proprio un ragionamento allegriano.

Il risultatista per eccellenza. Negli anni, grazie ai successi conseguiti e al modo in cui li ha raggiunti, Allegri è diventato una figura simbolo del dibattito calcistico italiano. Il livornese sta sul fronte del risultato, dall'altra parte ci sono i giochisti. Nel mezzo, la variegata fauna che compone il nostro pallone: chi non ottiene né gioco né risultati, e chi pensa che l'uno non escluda gli altri. Anche a costo di polarizzare la sua posizione, Allegri negli anni è diventato il punto di riferimento del pragmatismo applicato allo sport più popolare del pianeta. Nell'intervista rilasciata al Corriere della Sera a dicembre 2019, in pieno anno sabbatico e anche per questo probabilmente quella che meglio rispecchia l'Allegri-pensiero, lo diceva chiaramente: "Il problema è il risultato, cioè la realtà. Lo ottieni o no". Che di questo ruolo avesse piena consapevolezza lo ha ribadito in seguito, per esempio quando, nella chiacchierata al club di Sky del marzo 2021, ha cercato di svicolare dal manicheismo in cui lo si era ingabbiato: "Ho fatto un po’ di riflessioni, sono sempre quello che faceva da contraltare ai giochisti, non c’è una verità assoluta nel calcio ma ci vuole equilibrio". Sta di fatto, in ogni caso, che l'idea di fondo è sempre stata una: conta se vinci o meno, non come vinci o perdi. Di corto muso o di lunghezza: se alla fine sei davanti all'avversario hai fatto tutto bene, altrimenti no.

La contraddizione in termini. Così, per quanto possa essere ragionevole e forse anche giusto, vista la partita di ieri, difendere la prestazione suona come un cortocircuito per giustificare un risultato negativo. Allegri che fa il sarrista, anche impermalosendosi, è un modo di rifugiarsi dalla sconfitta che suona stonato. E per questo suona molto meno credibile: se il risultato è l'alfa e omega, non solo la prima ma anche l'unica cosa che conta, ieri la Juventus non lo ha ottenuto. Il corollario, almeno l'unico in linea con quello che il tecnico bianconero ha sempre sostenuto, è che da ieri sera non c'è proprio nulla da salvare. In Europa, per la cronaca, non lo ottiene da troppo tempo: la sequela di figure barbine, perché uscire dalla porta di servizio perdendo 3-0 in casa contro il Villarreal è difficilmente definibile in altro modo, è iniziata proprio con Allegri, ai quarti, con l'Ajax e Ronaldo in campo. Nella storica conferenza di addio alla Juventus, che poi è stato solo un arrivederci, il livornese espresse un altro concetto: "Dire che abbiamo giocato bene ma abbiamo perso non è roba che fa per me". A distanza di quattro anni, gli è toccato, in sostanza, dirlo davvero. E, riprendendo un altro passaggio di quella conferenza, quelli che vincono sono più bravi degli altri. Se si facesse un esempio verrebbe giù tutto.

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