Oggi il Brasile, la Coppa del Mondo entro il 2050: il Giappone vuole diventare una big
Guai a sottovalutare il Giappone. Il Brasile di Carlo Ancelotti che stasera dalle 19.00 inizierà la sua fase a eliminazione diretta sfiderà una delle nazionali più interessanti della fase a gironi. Guidata dal commissario tecnico Hajime Moriyasu da otto anni, la nazionale nipponica è arrivata a questa competizione con assenze importanti come quelle di Mitoma, Minamino ed Endo, ma anche con un gioco rodato come quello di poche altre nazionali presenti in Nord America. Nel girone con Paesi Bassi e Svezia il Giappone non ha mai perso, paga un gap di fisicità con le nazionali più forti al mondo ma ha anche un tasso tecnico invidiabile. In crescita Mondiale dopo Mondiale. Ma in che modo la federazione giapponese sta riuscendo a far crescere il calcio nel paese?
Tutto parte da un obiettivo dichiarato: vincere la Coppa del Mondo entro il 2050. Una dichiarazioni d'intenti che la JFA ha lanciato nel 2005, supportata da vari programmi che hanno portato allo sviluppo del calcio nel paese. Nel 2006, ad esempio, viene lanciato un vero programma di Academy legate alla federazione. Anche grazie a borse di studio, tanti adolescenti che non sono in una società calcistica possono entrare in collegi importanti dove gli adolescenti possono studiare e allenarsi. L'obiettivo è non lasciare per strada ragazzi che, magari, in giovane età non vengono considerati o scartati dalle società di calcio. In uno di questi collegi è cresciuto Ayase Ueda, l'attuale centravanti della nazionale nipponica oggi al Feyenoord.
L'obiettivo della federazione è quello di creare un movimento da almeno dieci milioni di calciatori nel paese e per farlo la federazione ha rinnovato anche le strutture regionali di allenamento con programmi pre-impostati e omologati per tutte le Prefetture. E poi lo sviluppo dei giovani visto che sono sempre di più i calciatori che, già da ragazzi, volano in Europa per mettersi in competizione col calcio continentale. C'è infine l'enorme lavoro di Moriyasu che costantemente affianca ai giocatori della nazionale maggiore i migliori Under 19 come sparring partner. Un modo per mantenere alta l'intensità degli allenamenti della nazionale, ma anche per far crescere i migliori talenti del futuro del calcio nipponico con quelli del presente.
Il modello è strutturato e visionario. Forse non basterà stasera per battere il Brasile, ma i risultati stanno dando ragione a un Giappone che dal 1998 s'è sempre qualificato al Mondiale. Che dal 2002 ha raggiunto quattro volte gli ottavi di finale grazie a una nazionale sempre più forte e strutturata. Chissà che entro il 2050...






