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Favola Regragui, in 4 mesi entra nella storia del Marocco. E pensare che poteva esserci Mazzarri

Favola Regragui, in 4 mesi entra nella storia del Marocco. E pensare che poteva esserci Mazzarri TUTTOmercatoWEB
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Gaetano Mocciaro
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Gaetano Mocciaro
sabato 10 dicembre 2022, 19:53Qatar 2022

La storia di Walid Regragui merita di essere raccontata, perché l'artefice del miracolo Marocco non doveva nemmeno essere in Qatar. Perché i Leoni dell'Atlante erano stati portati al Mondiale da Vahid Halilhodzic, che decise peraltro di privarsi del suo giocatore più importante: Hakim Ziyech, oltre a un altro elemento di spessore come Noussair Mazraoui. I due saltarono i playoff per aver rifiutato la convocazione e ne sono seguiti strascichi polemici.

Salutato il tecnico bosniaco, che ha confermato la maledizione dei Mondiali che l'ha toccato (già nel 2010 con la Costa d'Avorio e nel 2018 col Giappone le strade si erano separate poco prima del torneo iridato) si è resettato tutto. Ed è nata la storia che ha portato fin qui.

Si era pensato di scegliere un tecnico italiano, inizialmente, con le idee Mazzarri e Di Biagio. Si è virato infine sulla soluzione interna, pur con un curriculum meno importante. Regragui, 47 anni compiuti a settembre, è in verità nato in Francia ma da famiglia marocchina di origine berbera. Non ha una carriera particolarmente rilevante da calciatore pur arrivando fino in Ligue 1. La carriera di allenatore inizia a 37 anni proprio nella nazionale marocchina, come vice di Rachid Taoussi. Un solo anni e poi ha iniziato a camminare da solo, principalmente in patria. La vittoria della Champions League africana alla guida del Wydad Casablanca, sette mesi fa, il suo fiore all'occhiello.

Il suo avvento ad agosto ha resettato tutto: dentro nuovamente Ziyech e Mazraoui, col giocatore del Chelsea eletto a leader tecnico. E ripagato da prestazioni di altissimo livello. Il resto è un gruppo più compatto che mai, con elementi chiave in ogni reparto: Bono tra i pali, capitan Saiss in difesa, Amrabat in mezzo al campo. E, per l'appunto, Ziyech davanti. Dal suo esordio in panchina, nell'amichevole giocata a settembre contro il Cile, il Marocco non ha mai perso una partita e ha incassato solamente una rete, peraltro del tutto ininfluente, contro il Canada. Calcio forse non troppo spettacolare, ma sicuramente efficace. E intelligente. Perché se non puoi competere ad armi pari con chi è qualitativamente superiore, devi ingegnarti ed essere soprattutto organizzato. E questo Marocco è un blocco unico, trascinato da un continente intero, quello africano, e da tutto il mondo arabo. Stasera, col successo contro il Portogallo, si è scritta la storia.

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