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110 tiri per fare 3 gol: Inter, non può essere un caso. E il futuro di Inzaghi sembra già deciso

110 tiri per fare 3 gol: Inter, non può essere un caso. E il futuro di Inzaghi sembra già deciso TUTTOmercatoWEB
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Ivan Cardia
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Ivan Cardia
sabato 8 aprile 2023, 07:15Serie A

"È difficile oggi parlare di calcio". Le parole post partita di Simone Inzaghi rischiano di diventare un ritornello inquietante per i tifosi dell'Inter. Iniziano ad assomigliarsi troppo spesso fra di loro: una volta un presunto torto arbitrale, nelle ultime occasioni troppo spesso la sfortuna che si accanisce e vede solo nerazzurro. È un refrain che scatena le ironie dei social, perché la situazione può essere grave ma non seria, figuriamoci nel calcio. A preoccupare, più delle risatine cinguettanti e anche dei risultati che non arrivano, sono i numeri dell'attacco.

Centodieci tiri, tre gol. È il bilancio delle ultime sei partite, nel mensis horribilis dell'Inter. Dallo Spezia in poi, da quando ha dimenticato come si vince, la squadra nerazzurra ha tentato il tiro in 110 occasioni, 87 nelle quattro gare di campionato contro i liguri, la Juventus, la Fiorentina e la Salernitana. 34 le conclusioni in porta, 25 in campionato. Nelle ultime quattro giornate di Serie A, secondo il modello statistico degli expected goal, l'Inter avrebbe dovuto segnare 10,81 reti. Arrotondiamo a 11. Risultato concreto: tre gol all'attivo, di cui soltanto uno su azione. Non di un attaccante ma di Gosens, per la cronaca.

Non può essere un caso. Come ovviamente non è solo sfortuna se l'Inter in queste sei gare ha rimediato tre sconfitte e tre pareggi. Inzaghi lamenta la mala sorte, da ultimo all'Arechi. Proprio la gara di Salerno, con quella di La Spezia, sono la fotografia: 11 tiri in porta contro i granata, 8 contro i liguri. C'è qualcosa di diverso. Negli attaccanti, che si sono fermati al palo. Storia ormai conosciuta: Lautaro si è inceppato, Lukaku segna solo su rigore, Dzeko - ieri non proprio sereno a fine gara - è fermo alla Befana, Correa a un'era geologica fa. Se non segnano loro, chi?

Il futuro di Inzaghi è già deciso. Ridare smalto alle punte, fa notare qualcuno, dovrebbe essere compito dell'allenatore, figuriamoci di uno che in carriera sapeva come si fa gol. Pali, traverse, sviste arbitrali non bastano più, al netto del fatto che l’allenatore non va in campo, non è l’unico responsabile, proprio da questo punto di vista ha il compito più complicato. Altrimenti si potrebbe obiettare che, dei tre gol segnati in questo lasso di tempo, uno (il rigore di Torino) è arrivato su una sciocca smanacciava di un avversario e un altro (quello di Gosens ieri) su una clamorosa dormita difensiva. Le reti dell'Inter sono episodiche tanto quanto quelle che Lautaro & Co non riescono a segnare. E allora tornano a galla tutti i dubbi che già aleggiano da viale della Liberazione alla Pinetina: i cambi uomo su uomo, la difficoltà nel rettificare lo spartito, l'impossibilità di cercare soluzioni alternative. A proposito di fortuna, si dice che soccorra gli audaci. E Inzaghi non ha tirato fuori ricette particolarmente coraggiose, anche nel momento di maggiore difficoltà. Il destino sembra già scritto, la speranza è la Champions: un allenatore che per molti è un dead man walking ha davanti a sé ancora un percorso europeo aperto a qualsiasi esito. Giusto che se lo giochi, e pure che dalla competizione più prestigiosa al mondo dipenda una grossa fetta del suo futuro. I presupposti, però, non sono dei migliori, anche se pure il Benfica è inciampato in campionato: non sempre in Europa ci si può trasformare. La domanda alla quale rispondere, in fin dei conti, è una sola: un'Inter alla disperata ricerca di punti, tirando più di venti volte, avrebbe dovuto battere una Salernitana tutto sommato tranquilla in classifica? Se la risposta è sì, la sfortuna non è una spiegazione. Almeno, non l'unica accettabile.

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