Anche Allegri tra i colpevoli del crollo Milan? C'è chi lo difende (il suo predecessore)
Quando era stato annunciato, all'inizio di giugno 2025, si pensava che Massimiliano Allegri fosse la panacea di molti dei mali del Milan. Ma, dopo una prima parte di stagione al top con 42 punti nel girone d'andata, anche l'espertissimo tecnico livornese è caduto nel vortice che, da anni, attanaglia il club rossonero. I risultati e il gioco sono sotto gli occhi di tutti e le responsabilità del livornese non possono non essere considerate.
Come si fa
Certo è che, di attenuanti, ne ha parecchie. Perché qui si deve parlare con chiarezza e con onesta intellettuale: non è facile lavorare in questo Milan, in cui la parte corporate della società si intromette anche nelle questioni tecniche, non lasciando lavorare il direttore sportivo come dovrebbe, il quale, a sua volta, non ha accontentato le precise richieste dell'allenatore. Un esempio chiaro: Allegri, appena arrivato, aveva chiesto un attaccante alla Giroud. Furlani ha detto no più volte per Vlahovic. E alla fine Tare, con tanti soldi, gli ha preso Nkunku, non esattamente un nove d'area di rigore.
L'esempio
Conceicao, in una recente intervista, ha confermato quanto sia complicato per chiunque fare l'allenatore al Milan: Non è facile fare l’allenatore del Milan. È una squadra storicamente abituata a giocare stagioni di altissimo livello, e a vincere le finali di Champions. Al tempo stesso, il momento era complicato. Al Porto ho vinto tantissimo. Ma era diverso, avevo un presidente che è rimasto in carica per decenni e si è ritirato da più titolato al mondo. La società è ben strutturata e organizzata. Il passaggio non è stato facile. A Milano, dopo la vittoria della Supercoppa, è bastato un pareggio col Cagliari perché cominciassero a girare voci su chi avrebbe preso il mio posto. E nessuno le ha smentite. Come vissero i giocatori quel momento? Ho frequentato spogliatoi per venticinque anni e so che l’instabilità ambientale arriva anche lì. Non era facile giocare con i tifosi che disertavano la curva. E con i social, quello che si diceva di noi arrivava ai calciatori. Se la società non è forte, lo spogliatoio non può essere forte. Chi erano i leader nello spogliatoio del suo Milan? Leader è chi dà l’esempio, anche nel modo di comportarsi fuori dal campo, dal riposo alla nutrizione. Pulisic e Gabbia erano leader per l’esempio che davano, ma non erano gli unici". Forse, se cambiano allenatori e giocatori ma non i risultati, la responsabilità principale è dell'unico che non cambia mai.











