Barbara Facchetti su papà Giacinto: "Le cattiverie di Calciopoli lo hanno ferito profondamente"
La prima figlia di Giacinto Facchetti, Barbara, ha ricordato la Leggenda dell'Inter a 20 anni dalla sua scomparsa. "Se aveva rimpianti? Credo il Mondiale 1970: dopo la semifinale con la Germania Ovest, l’Italia arrivò stanca alla finale con il Brasile di Pelé", le sue parole.
"Io ero la più grande di quattro figli" - ha raccontato - ", spesso percepivamo il suo stato d’animo. Non chiedevamo molto perché in casa non parlava mai di calcio. Però quando lo vedevamo soffrire gli dicevamo anche di mollare, ma il suo amore per l’Inter era troppo grande: non avrebbe potuto farne a meno", le sue parole.
Riguardo alla scelta dell'Inter di ritirare la maglia numero 3, ha ammesso: "Se sarebbe stato d'accordo? Penso di no, anche se si è trattato di un omaggio. A me dispiace che l’abbiano ritirata: sarebbe bello vederla ancora sul prato di San Siro".
Un pensiero anche riguardo a Calciopoli: Barbara spiega che "le cattiverie subite non sono state la causa della malattia", ma sicuramente "lo hanno ferito profondamente nell’animo", ha riconosciuto. Riguardo alla malattia ha aggiunto che "ha avuto purtroppo un decorso rapidissimo". E ricorda di quando emerse del tumore al pancreas: "Molto aggressivo, purtroppo. Fu una mazzata tremenda per tutti. Lui affrontò la malattia con una dignità straordinaria: senza mai lamentarsi o far pesare nulla, provando a reagire e a lottare come sempre. Un giorno in giardino si mise a fare gli addominali. Non voleva mollare. Ma la chemio era molto pesante e c’era poco da fare. Il 4 settembre morì".










