Como, Fabregas: "Con ragazzini under 23 abbiamo fatto un capolavoro. Voglio di più"
Il miracolo è compiuto. Il Como di Cesc Fabregas si impone 4-1 sul campo della Cremonese, condannandola alla retrocessione, e si regala una storica qualificazione alla Champions League, insieme a Inter, Napoli e alla Roma di Gasperini. Crolla il Milan, battuto in casa dal Cagliari 2-1 ed esce tra i fischi: i rossoneri giocheranno la prossima Europa League, così come la Juventus. Allo Zini, invece, è festa grande per i lariani, capaci di chiudere una stagione da favola con un poker che vale l’approdo nella massima competizione europea.
Al termine del match, l’allenatore spagnolo ha risposto alle domande dei cronisti di DAZN, tra emozione, aneddoti e sguardo al futuro. Di seguito le sue dichiarazioni, riorganizzate in forma di intervista.
Prima del Parma ha detto alla squadra: “Con due vittorie andiamo in Champions League”. Non sapeva perché, però la sua sensazione era quella, la sensazione di fede. Come mai?
"Non lo so. Io in tutta la mia vita, anche quando faccio dei cambi, alcuna volta pensiamo una cosa, sento un’altra e faccio l’altra. E così non lo so dire. L’altro giorno è vero che prima del Parma ho detto loro che con due vittorie siamo in Champions League. Ho fatto vedere un video di un ciclista che era sesto e che inizia ad andare più veloce, che alla fine della stagione inizia ad andare forte, e alla fine mette il piede davanti e arriva. Un po’ in quell’ultimo secondo, questo è quello che abbiamo fatto. Abbiamo avuto quelle due sconfitte, il pareggio contro l’Udinese, la sconfitta a Sassuolo contro l’Inter, e dopo sapevamo che dovevamo fare, come ha detto anche il mister, cinque-sei vittorie di fila. Il Napoli non l’abbiamo potuto fare, però la sensazione è stata sempre che eravamo lì, e alla fine l’abbiamo potuto fare. Per la prima volta un po’ senza voce, ma ve lo lascio. Vi segnalo solo che non ha mai chiesto il risultato delle altre partite nei novanta minuti, pensava solo a fare gol alla Cremonese".
Complimenti perché secondo me ha fatto una grandissima impresa. Ho aperto un attimo il suo palmarès e mi sono usciti tutti i trofei che ha vinto. Volevo chiederle: a livello personale, questa impresa dove la colloca nella classifica delle emozioni?
"Altissimo, altissimo, perché si devono valutare tantissime cose. Penso che adesso è difficile valutarlo tutto, però è vero che sicuramente si mette in una posizione altissima, per come si è fatto, con chi si è fatto. Si è fatto con ragazzini: quindici giocatori che hanno giocato di più sono quasi tutti under 23, e questo mi sembra meraviglioso. È un capolavoro di tutta la squadra: come hanno creduto, come hanno rispettato tutto il lavoro che volevano fare, hanno ascoltato, volevano sempre di più, hanno alzato il livello quando si doveva fare. Dopo due sconfitte di fila hanno alzato ancora un'altra volta il livello. Veramente chapeau per la squadra, un grandissimo applauso a loro. Perché noi allenatori proviamo a spingerli, diamo le soluzioni, proviamo a dire dove sta lo spazio, come ti arriva questa pressione, chi è questo giocatore, contro chi stai giocando, linea alta, ti salta il play, tutto quello che volete. Però loro sono quelli che alla fine realizzano questo sogno, realizzano tutto. Molto contento per la gente di Como, perché lo merita".
Veramente una stagione fantastica. Avete raggiunto con idee la Champions League, un obiettivo incredibile. Voglio sapere il suo percorso in questa stagione: ci racconta sempre dei ragazzi della squadra, ma lei dove si sente di essere migliorato? Cosa pensa di aver imparato anche in questo percorso, nel confronto quotidiano con i suoi ragazzi, con il suo staff, con la società?
"Un po’ di tutto. Io dico sempre che qui ho dovuto prendere molte decisioni da quando è arrivato il presidente, perché mi ha dato un po’ la chiave dell’operazione calcistica. È vero che non c’è praticamente niente. Oggi parlavo con due fisioterapisti che, quando sono venuto io a giocare quasi quattro anni fa, ci allenavamo senza centro sportivo, in un posto che non ricordo dov’era, e facevamo il massaggio dentro un bar, in un campo. Tutti andavano via alle 12-12.30, non c’era nessuno. E adesso, meno di quattro anni dopo, stiamo giocando la Champions. Il mio secondo anno e mezzo come allenatore, grazie a tutto lo staff per come mi spinge, per come capiscono la mia voglia di andare sempre a vincere. Lo so che alcune volte sono molto pesante, però è stata la mia vita: provare sempre a fare quel calcio che vogliamo fare, ma sempre attraverso la vittoria. E questo mi rende orgoglioso. Ripeto, sono cresciuto molto, molto, molto. Mi hanno dato un’opportunità incredibile ed è come andare all’università tutti i giorni, perché devo prendere tantissime decisioni che non sono solo da squadra, sono di altri posti che sicuramente il giorno che andrò via e sarò allenatore di un’altra squadra non dovrei fare: sarò solo un allenatore".
Adesso è dura, però secondo me tu potresti essere veramente nel mirino di società importanti come il City. Ma tu vuoi finire il tuo progetto Champions col Como, penso? Ce lo puoi dire? Perché adesso sei veramente sul top del top per quello che fai vedere.
"No, però io sono molto contento, sono molto tranquillo. Sì, è vero che alla volta il timing è importante, però sono molto contento di quello che stiamo facendo qui e con chi lo stiamo facendo. Questo per me rappresenta tanto. Alla fine abbiamo sempre quella voglia, no? Voglio di più, voglio di più. Anche l’anno scorso ho dovuto prendere tantissime decisioni che non sono state facili, però penso che fino adesso questo progetto era la miglior cosa per me. La vita è lunga: ho 39 anni, come mi diceva Mourinho due settimane fa, mancano fino agli 80, quarant’anni di lavoro. Non si deve avere fretta, si deve lavorare, si deve imparare molto, molto, molto tutti i giorni. Quando un giorno ti senti preparato, magari fare il salto. E se non si deve fare il salto, sicuramente perché vuole dire che il Como continua a crescere, e qui è già il salto fatto. Però per questo ancora manca, manca molto".











