Cuesta: "Volevo rimanere a Parma. Catenaccio? Ognuno esprime la sua opinione..."
Carlos Cuesta, allenatore del Parma, è stato intervistato a tutto tondo da La Gazzetta dello Sport nella sua edizione di oggi, ripartendo da una valutazione sulla sua prima stagione in Serie A: "Ho fatto il meglio, dando tutto me stesso alla causa. Ora ho in mente una cosa sola, migliorare. Se non ti poni quest'obiettivo non vai da nessuna parte".
I motivi della permanenza a Parma
Cuesta ricorda gli inizi: "Avevo tanta paura, e ce l'ho anche oggi. Ti aiuta a stare sveglio e non sottovalutare ciò che succede, sennò sarei un irresponsabile. So che il mio Parma ha notevoli margini di miglioramento. E sono rimasto perché ho visto le possibilità di progredire, sono d'accordo col progetto del club e con quelle persone che devono metterlo in pratica". Ma c'erano anche altre offerte? Cuesta glissa: "Dico che avevo la volontà di rimanere qui a Parma. In questa città c'è un legame fondamentale tra squadra, società e tifosi che va alimentato ogni giorno. Perché nel calcio, se tutto funziona, uno più uno fa tre".
Cuesta vuole una squadra... migliorata
E ancora, il tecnico del Parma guarda anche avanti: "Vorrei una squadra compatta e aggressiva come l'anno scorso, e mi piacerebbe dominare di più il campo. A patto di non perdere ciò che ci ha contraddistinto. Catenaccio? Ognuno può esprimere la sua opinione, io so quello che abbiamo fatto e il Parma di fine stagione non era quello dell'inizio, c'è stata una evoluzione. Obiettivo? Migliorare, punto".
Nazionali e blocchi bassi, idea tipo Conte
Quindi Cuesta, parlando dei Mondiali, si pone in un certo senso sulla stessa scia di Conte: "Il torneo dice che le nazionali difendono con blocco medio o basso. Ho visto poco pressing alto ma tanta organizzazione. Penso alla mia Spagna ed è arrivata alla finale con organizzazione, tecnica e intelligenza dei calciatori".






