Del Piero: "In Nazionale andavamo col caschetto. 3-5-2? Chi vince gioca a quattro dietro"
L'ex attaccante Alessandro Del Piero ha parlato a Sky Sport, soffermandosi inevitabilmente sulla crisi del calcio in Italia: "In questi giorni purtroppo ho percepito molte situazioni negative. Un percorso di rabbia, tristezza, delusione e anche incredulità. Siamo stati una potenza enorme, anche quando vado all'estero la Nazionale è un tema. Al di là della colpa, dell'uno o dell'altro, sono situazioni complesse che intervengono su un unico risultato. Non è solo il percorso dei ragazzi, di Gattuso, di Buffon o di Gravina: c'è tutto ciò che sta dietro che viene chiamato in causa, direttamente e quotidianamente. Siamo indietro, e tanto, non solo rispetto ai nostri standard ma anche agli altri, che hanno studiato e ci hanno studiato".
Quali sono le priorità per rinnovare il movimento?
"Si possono toccare tanti temi, le idee che uno può avere in testa e proporre, nel calcio di oggi, devono essere esposte in ambienti con altre persone, in un team. Io ho sempre giocato uno sport di squadra e credo nel gioco di squadra, non deve esserci solamente un capro espiatorio, così come uno che da solo risolve tutto. Non funziona così. Abbiamo lacune rispetto agli altri, in tantissimi settori. Questo è un problema del calcio italiano maschile, perché femminile e altri sport stanno facendo cose straordinarie. La cosa è molto specifica. Non so quanta pazienza e tempo abbia il calcio, così come il coraggio. I settori giovanili non vanno bene, gli stadi idem, ci sono pochi italiani in campo. Alcune cose si possono sistemare, altre meno. Aprire tanto all'esterno, ti fa un po' perdere la tradizionalità di alcune cose. Guardo per esempio a Bilbao, al Siviglia, l'identità del proprio club. Comunque oggi l'orgoglio va messo da parte, serve l'umiltà di metterci in gioco. E non pensiamo solo ai soldi, in Inghilterra prima del 2006 erano nella situazione nostra".
Serve anche maggiore chiarezza comunicativa verso l'esterno?
"È un continuo mischiare le carte in tavola. E poi la parola solidità. Ci sono carriere di allenatori passate da quasi tragedie, penso a Gasperini a Bergamo, che dopo essere passato da diverse sconfitte consecutive è diventato immortale per l'Atalanta. Penso ad Allegri, Ancelotti che con me siamo arrivati due volti secondi e sembrava l'allenatore più scarso del mondo. Delle volte le persone ci sono e non funzionano, tutto qua".
Che deve significare la Nazionale?
"Abbiamo richiamato all'attenzione per stare vicino alla Nazionale e va bene, ma quando andavo lì, ai miei tempi, andavo col coltello tra i denti e il caschetto in testa. Io ero della Juve e avevo tutto il mondo romano contro, Totti aveva tutto quello juventino: si andava così, era molto diverso. Prendiamo i giovani di oggi, con le loro abitudini: io non lo conosco, ma mi fa piacere Pisacane che cerca di capire come pensano i ragazzi e di instaurare un certo rapporto. Idem Grosso. Ma non so se nel calcio giovanile sia così, è un tutti contro tutti ma così non si va avanti".
Lei da allenatore farebbe il 3-5-2?
"Le squadre che vincono giocano con quattro in difesa, quindi una domanda bisogna farsela. Se però tutte le squadre del tuo campionato difendono a tre, devi un po' adeguarti. Fa parte delle scelte difficili per un allenatore e questa secondo me è una molto complicata. Chi vince in Europa però gioca a quattro dietro".











