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E pensare che a ottobre rischiava l'esonero. Bianco come Michelangelo: il Monza è in A

E pensare che a ottobre rischiava l'esonero. Bianco come Michelangelo: il Monza è in A
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Claudia Marrone
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Claudia Marrone
Oggi alle 22:19Serie A

E alla fine, Serie A fu. Dopo un solo anno, costellato comunque da tante critiche nonostante i numeri, ma "giudicare gli altri è sempre facile, il mestiere più bello del mondo proprio perché facile, non serve una scuola, un corso...tanta gente poi vive di frustrazione e giudicare gli altri è una valvola di sfogo, noi siamo i pungiball della gente frustrata". Sì, come ha detto qualche settimana fa Paolo Bianco, il tecnico che ha portato di nuovo in massima serie il Monza.

Certo, la stagione, non è stata sempre semplice, l'harakiri contro il Mantova alla penultima giornata ha fatto sfumare la Serie A diretta, tanto che sono serviti i playoff, ma quello che conta è che l'obiettivo, dichiarato dalla scorsa estate, è stato centrato. Con Bianco che fu intuizione di Adriano Galliani, che lo prelevò dal quel Frosinone che ai biancorossi ha "scippato" la promozione diretta, e che nella passata stagione fu risollevato dal citato tecnico, bravo - in una situazione disperata - a centrare i playout. Spareggi poi non giocati per la riscrittura della classifica a seguito del caos Brescia, ma questo è un aspetto che non aveva comunque toccato l'ottimo lavoro fatto dal trainer.

Che in stagione, quella oggi conclusa, era stato pure messo in discussione. L'avvio di stagione del Monza, infatti, è nella norma, due vittorie, una sconfitta e un pareggio, ma ecco poi il cambio di proprietà, e la sconfitta contro il Padova; risultati giudicati eccessivamente altalenanti dalla Beckett Layne Ventures, che dà al trainer l'ultima chance contro il Catanzaro, il 4 ottobre. E si sa, il tempo sa esser galantuomo, e non solo arriva la vittoria, ma a novembre i brianzoli arrivano alla terza sosta per le Nazionali al primo posto della classifica di Serie B, cosa che non succedeva dalla stagione 1976-77. Fanno poi sorridere i numeri, perché il fatto è stato ricordato nella sfida di ritorno contro le aquile: da quella dell'andata, ecco sette vittorie consecutive, e 26 gare che hanno portato 57 punti. Poi la storia nota, e ancora il Catanzaro sul proprio percorso. Un Catanzaro che, a quanto pare, a Bianco porta bene.

Il tutto, poi, a fronte di tante formazioni differenti tra loro negli undici titolari, ma non nella sostanza. Difesa solida, esterni offensivi che diventano uomini chiave sulle fasce, un riferimento offensivo e compattezza in entrambe le fasi di gioco, con una modulo variabile dal 3-5-2 al 4-3-3, a dimostrazione dell'intelligenza tattica di Bianco, mai integralista. E anche bravo a far leva sull'intelligenza emotiva, perché non è mai stato trascurato l'aspetto mentale: "Follia, personalità e coraggio sono gli aggettivi che dovranno accompagnarci in queste ultime tre gare, e attenzione, una cosa la preciso: la follia è di chi vuole aggiungere qualcosa di importante nella vita, essere troppo ponderati non porta da nessuna parte", aveva detto prima del match contro il Modena.
La sua spiccata empatia, però, si era già vista quando si erano scatenati rumors sul rapporto tra l'ex Armando Izzo e Raffaella Fico, che lui aveva immediatamente spento: "Son cose private loro. Mi interessa solo che Izzo continui a volare sul campo esattamente come sta facendo adesso".

Una promozione, quella voluta e ottenuta da Bianco e dal suo staff, che non è quindi casuale. Anzi. Studiata, ragionata, frutto, come ha detto spesso l'allenatore, di quello che la squadra è, anche umanamente. "Ai ragazzi ho fatto l'esempio di Michelangelo, che vedeva già il capolavoro all'interno del blocco di marmo, doveva solo togliere i pezzi che non servivano": così ha fatto il suo Monza.

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