FOCUS TMW - La nuova Champions e la Superlega. Come una scadenza ogni tot anni
Nella storia della Champions c'è sempre stato un evento traumatico alla base delle scelte più radicali. Perché se è vero che il passaggio è andato di pari passo con l'aumento degli sponsor - in particolare su certe squadre - dall'altro senza una pressione esterna, una sorta di scadenza che succedeva ogni tot anni, sarebbe stato difficile pensare a un'evoluzione come quella attuale. Se non ci fossero state remunerazioni sempre più alte nel corso delle stagioni, sarebbe servito escludere Stella Rossa o Rapid Vienna dalla possibilità di giocare in Champions? Negli anni ottanta vinceva la Steaua Bucarest, ora la Romania non è nemmeno nelle mappe del grande calcio.
Berlusconi e la voglia di cambiare.
Nel 1998 c'era stata una riunione a Londra, a metà luglio, per tentare di capire quale potesse essere il fil rouge per unire le grandi europee. C'erano le tedesche, diversamente da quanto successo nell'ultima situazione, non le inglesi, che avevano fatto sapere di non avere intenzione di partecipare al summit. Era una mossa dimostrativa? Probabilmente no perché Silvio Berlusconi era il più importante personaggio del mondo del calcio, prima dell'avvento di Perez e del Real Madrid dei Galacticos. Una Superlega con stadi sempre pieni, introiti sempre più verso le stelle e una sorta di stabilità per chi investiva di più rispetto agli avversari. Sarebbe stata vera gloria? non lo sappiamo, ma in compenso la UEFA ha deciso di cambiare i criteri per l'ammissione delle squadre, privilegiando le big e togliendo forza soprattutto alle squadre dell'Est Europa.
Agnelli e il rischio di impresa.
Forse Berlusconi aveva visto già un problema iniziale, perché non vedeva i margini per crescere ulteriormente. Cosa che hanno fatto comunque le inglesi, con o senza la Superlega - investendo negli stadi, ma anche nel marketing e nell'ufficio comunicazione.- e che hanno fatto sì che la Premier diventasse tranquillamente, e con grande margine, il primo campionato del mondo. Perché allora entrare nel tentativo di Superlega dello scorso anno? Non ha una risposta se non nei debiti e nell'immediatezza, perché la Premier League gode di ottima salute e continuerà a farlo, soprattutto dopo la pandemia, ma forse il fascino di uno United-Juventus è quasi irresistibile. La Superlega attualmente è irrealizzabile e forse Agnelli deve arrendersi al rischio d'impresa che hanno tutti e che, forse, il calcio europeo non potrà avere soldi infiniti senza che l'indotto (tutto) ne benefici.
Come una scadenza.
Così il circolo è sempre lo stesso. Nel 1998 c'è una riunione a Londra, nel 2009 Wenger spiega che i club spendono troppo e che forse serve una Superlega, nel 2021 la creazione, soltanto abbozzata, di quello che poteva essere e per ora non è. La nuova Champions, 36 squadre e più partite, porterà più soldi a chi ci lavorerà. L'unico cosa che, al momento, continua a essere è l'accesso: Agnelli, come Berlusconi prima, vorrebbe essere una wild card permanente, un diritto acquisito. Ma nel calcio non può essere questo il fattore principale.






