Hubner contro il calcio moderno: "Oggi servono 18 passaggi per arrivare a centrocampo"
Intervenuto durante l'ultima puntata del podcast Centrocampo, lo storico ex attaccante Dario Hubner ha ripercorso la sua lunga carriera tra Cesena, Brescia e Piacenza (tra le altre) e commentato l'attualità del calcio italiano. Queste le sue dichiarazioni:
"Allora, credo che tatticamente serva sempre il gioco tattico. Una squadra deve essere organizzata, ci mancherebbe. Però si incomincia un pochino a esagerare, ad esempio in certe partite si fanno 18 passaggi per arrivare a metà campo... È un'immensità, per poi magari vedere qualche volta che sbaglia il portiere, sbagliano i difensori, prendi un gol e ti incazzi. Una volta, negli anni '90, i difensori avevano i piedi di ferro, di legno, facevano giocate semplici, la passavano subito al centrocampista e finivano tutto. Oggi è un calcio completamente diverso perché, ripeto, abbiamo pochi difensori, anche perché le regole di oggi sono completamente cambiate".
Tra le numerose massime storiche di Hubner, c'è sicuramente la frase sull'assenza di una big nel suo curriculum: "Non ho il rimpianto di non aver giocato in una grande squadra, perché non è detto che, se avessi giocato in una big, avrei avuto lo stesso rendimento che ho avuto nelle cosiddette provinciali". Il classe 1967, insieme a Igor Protti, è uno dei due calciatori ad avere vinto la classifica dei cannonieri di Serie A, Serie B e Serie C1. Ha segnato inoltre in Serie A, B, C1, C2, D, Interregionale, Eccellenza, Promozione e Prima categoria, cioè in tutte le serie nelle quali ha giocato almeno una partita. In carriera ha realizzato, in totale, oltre 300 reti.











