Inter, Inzaghi a Lisbona si gioca tanto: tira aria d'addio a giugno, ma il tecnico rischia subito
Un mese senza vittorie, sei partite consecutive equamente divise fra pareggi e sconfitte. La fotografia del momento dell'Inter è tremolante, la prossima Champions League non è mai stata così in bilico: considerati gli allunghi di Lazio e Roma, oggi è sostanzialmente appesa al -15 della Juventus. Nel migliore dei casi, a un testa a testa con il Milan e i giallorossi. Troppo poco per una squadra che avrebbe dovuto correre per lo scudetto e che invece ha rimediato dieci ko, di tutti i tipi e contro i più disparati avversai, in campionato. Ecco perché, mai come dopo le ultime uscite, tira aria di divorzio a fine stagione con Simone Inzaghi, nonostante il contratto rinnovato poco prima dell'inizio della stagione. Non che le colpe siano tutte del tecnico: anche per questo, tra viale della Liberazione e Appiano, si pianifica una mezza rivoluzione. Ma, professatosi con grande professionalità il primo responsabile, anche l'allenatore piacentino sa benissimo di poter/dover essere il primo a saltare, soprattutto se dovesse verificarsi il peggior scenario possibile.
La carta Champions. Di contro, nella pazza stagione nerazzurra, oggi Inzaghi e i suoi voleranno a Lisbona per giocarsi il primo atto di 180 minuti che valgono l'accesso alla semifinale della competizione più prestigiosa d'Europa. Per come si è messa, tra meriti dell'Inter e un pizzico di fortuna nell'ultimo sorteggio - ma serve onestà: quello agostano aveva fatto tremare i polsi - persino la finale di Istanbul non è un traguardo inimmaginabile. Logico che anche questo percorso peserà, nelle valutazioni di fine stagione: per questo il futuro sembra deciso, ma non può esserlo fino in fondo. In caso di addio, Marotta, Ausilio e Baccin stanno già sfogliando i petali della margherita: il nome più quotato resta quello di Thiago Motta, gradito da tempo, mentre il grande ritorno di Antonio Conte sarebbe possibile soltanto se il diretto interessato si convincesse fino in fondo e al momento così non sembra. Gradite ma più defilate altre ipotesi, in molti casi per questioni economiche: costa tanto De Zerbi, che peraltro preferirebbe rimanere in Premier League, sono cari anche Conceicao e Simeone, altri nomi ipotizzati. In Italia piace anche il profilo di Italiano. Tutte, ovvio, valutazioni che andranno ad affinarsi da qui a qualche settimana, se come oggi parrebbe sarà il caso. Ma la gara col Benfica pesa anche nell'immediato: complice un aprile ingolfato, la squadra in corsa in tutte le competizioni e la convinzione che una svolta ora non avrebbe altro senso se non silurare Inzaghi, finora la panchina non è stata davvero a rischio. In caso di sconfitta che compromettesse anche il ritorno, lo diventerebbe: la soluzione già individuata è quella di Cristian Chivu, oggi tecnico della Primavera. Come detto, più un modo di dare un benservito che altro, ma l'ultimo mese, si diceva all'inizio, ha scompaginato qualsiasi piano e cambiato qualsiasi prospettiva.






