L'italiano mancato: Luciano Valente, capitano e leader del Feyenoord. Koeman ce l'ha soffiato
TMWAvrebbe potuto rappresentare l'Italia, Luciano Valente. Un anno fa però Ronald Koeman, all'epoca ct dei Paesi Bassi, ha deciso di rompere gli indugi togliendolo dalla piazza. I numeri del resto non mentono: arrivato dal piccolo Groningen l'olandese già nella passata stagione si è preso il centrocampo del Feyenoord. E da quest'anno pure la fascia da capitano.
È già capitano del Feyenoord, media-gol da attaccante
Nel 4-3-3 di Robin van Persie ha gioca sia come centrocampista basso che come vertice alto, distinguendosi soprattutto per gli assist (7). Quest'anno con Giovanni van Bronckhorst è diventato il capitano e leader a tutti gli effetti della squadra. Una questione, quella della fascia, che è stata tema caldo in casa Feyenoord nella stagione precedente e caratterizzata da una serie continua di scelte sbagliate. In quest'ottica, la candidatura di Valente ha perfettamente senso, essendosi distinto come giocatore eloquente e carismatico, oltre che protagonista di un'ottima stagione d'esordio. E del Feyenoord attuale capolista in Eredivisie ne è il trascinatore pure sotto il profilo realizzativo: 4 gol in 8 partite, alternandosi tra trequarti e fascia sinistra d'attacco, dove tende ad accentrarsi molto servendo passaggi illuminanti e filtranti.
Beniamino del pubblico e la Pizza Valente al De Kuip
Il pubblico di Rotterdam lo ha adottato da subito, nel corso di una partita è persino comparsa una bandiera italiana che lo ritraeva nelle vesti di pizzaiolo a portare un piatto, che altro non è che il trofeo destinato ai vincitori dell'Eredivisie. Il tutto condito dalla scritta "Pizza Valente".
Scelta non a caso, non solo per le origini di Luciano ma perché il padre Roberto è stato per anni proprietario e gestore di un ristorante proprio nei Paesi Bassi, ad Haren, località nella provincia di Groninga dove si è traferito nel 1992. Papà Roberto ha trasmesso ai suoi figli Riccardo, Lorenzo e Luciano l'amore per il calcio e per la Lazio. Papà Roberto aveva anche tentato la carriera da calciatore, vestendo le maglie di Siena e Maceratese. Giocava terzino, ha persino sfidato Diego Armando Maradona in amichevole proprio al primo anno del Pibe de Oro in Italia, nel 1984. C'è anche un video d'archivio dove lo immortala col numero 17.
Il Groningen grazie a lui si è assicurato il trasferimento record
Che Luciano Valente promettesse un gran bene lo si era capito al momento in cui ha lasciato il Groningen, squadra dove è cresciuto: il trasferimento per 7 milioni di euro è stato il più remunerativo di sempre per il club. Arjen Robben, per citare il prodotto più famoso del vivaio dei biancoverdi, si trasferì per meno al PSV Eindhoven. E a Groninga, quando è arrivato da avversario, gli hanno riservato l'accoglienza di un re con giro d'onore e standing ovation.
L'Italia nel cuore. Nunziata lo convocò con l'U19. Poi lo switch
L'Italia è sempre nel cuore di Luciano, che in famiglia col padre parla in italiano e in olandese con la madre. Agli Europei o ai Mondiali, la famiglia si divide tra Olanda e Italia: nel 2012, per esempio, il piccolo Luciano guardava le partite dell’Olanda tutto vestito d’arancione, e poi quelle dell’Italia con un enorme cappello tricolore. L'Italia si era anche accorta di lui, tanto che Carmine Nunziata quattro anni fa lo aveva convocato nell'Under 19 e successivamente in Under 20. Lo switch è arrivato solamente a marzo, con Michael Reiziger (lo ricordate? I tifosi del Milan certamente non con entusiasmo) a chiamarlo nell'Under 21. E con i giovani oranje il boom: 8 presenze, 4 reti e un Europeo di categoria da protagonista. Ronald Koeman ha fiutato il talento e ha deciso di renderlo olandese a tutti gli effetti: 2 presenze con gli oranje. Almeno calcisticamente parlando. Il cuore, quello resta ancora per metà italiano.
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