Juve e Milan, non ci sono uomini forti. Spalletti e Allegri gli unici a parlare, dirigenti assenti
“Uomini forti, destini forti. Uomini deboli, destini deboli”. Una storica citazione di Luciano Spalletti è forse il modo migliore per definire la crisi di responsabilità (gli inglesi la chiamano accountability, e forse è un concetto più adatto) che accomuna Milan e Juventus, quinta e sesta del campionato di Serie A, entrambe senza Champions League e rintanate nella seconda competizione UEFA. Dopo le rispettive debacle, parlano Massimiliano Allegri - che l’ha già fatto - e lo stesso Spalletti, a tarda ora, complice il caos di Torino.
Andrea Agnelli o Adriano Galliani l’avrebbero mai fatto? L’ex presidente della Juventus - che non ha mai fallito una qualificazione Champions - ha sempre avuto un modo chiaro di comunicare: nei momenti duri, parlava lui. È successo dopo tutte le (poche) delusioni della sua gestione, le uscite anticipate dalla Champions League. Nel grande Milan, che fosse l’ad o Silvio Berlusconi (ma verrebbe da dire Paolo Maldini), sarebbe stato difficile immaginare una serata buia senza i vertici della società a guidare la comunicazione. E anche a prendersi la responsabilità.
Da Comolli a Cardinale e Ibrahimovic, stasera non sentiremo la voce di chi comanda, né in casa Milan né in casa Juventus. Parleranno solo gli allenatori, uno dei quali - Allegri - peraltro anche in discussione, mentre Spalletti in settimana dovrà vedere Elkann, anche se tutto (a partire dal recente rinnovo di contratto) fa pensare che si ripartirà da lui. Si direbbe che non ci sono uomini forti, nelle dirigenze della Juve e del Milan di oggi. Con tutto quello che ne consegue in merito ai destini.











