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L'importantissima lezione per Maldini e Leonardo che arriva da questo Mondiale. Strutture? Attaccamento alla maglia? Il giusto CT? No, ecco cosa manca davvero all'Italia

L'importantissima lezione per Maldini e Leonardo che arriva da questo Mondiale. Strutture? Attaccamento alla maglia? Il giusto CT? No, ecco cosa manca davvero all'Italia TUTTOmercatoWEB
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Raimondo De Magistris
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Raimondo De Magistris
Oggi alle 00:00Editoriale

Leo Messi e Kylian Mbappé arrivano alle semifinali di questo Mondiale da migliori marcatori del torneo. Esattamente come quattro anni fa, sono loro i migliori giocatori di una Coppa del Mondo 2026 che porta in semifinale quanto di meglio c'è oggi nel calcio intercontinentale. La Francia sulla carta è la squadra più forte, Olise pur senza ancora segnare sta incantando e Mbappé si sta confermando una volta di più un campione assoluto. Dembelé da Pallone d'Oro accompagna e lo fa benissimo. C'è poi una difesa molto solida, ci sono Rabiot e Tchouameni in grado di supportare un'infinita qualità di talento. Ma come non dare per favorita l'Argentina? L'aura che accompagna Leo Messi per il suo ultimo Mondiale trascende il calcio. A 39 anni si sta confermando una volta di più il numero uno, ma quando non c'è lui ecco Julian Alvarez. Che gol ha fatto contro la Svizzera il campione dell'Atletico Madrid? Pesantissimo e bellissimo. L'albiceleste è una squadra di grandi leader al servizio del numero uno. Di un Messi che è anche uno straordinario uomo squadra, il collante che tiene insieme tutto il resto. Lo esalta e lo valorizza.

In semifinale c'è anche la Spagna campione d'Europa in carica. Un solo gol subito nelle prime sei partite, una squadra con una profondità di rosa forse senza eguali. Contro il Belgio sono entrati dalla panchina Ferran Torres, Pedri, Nico Williams e Merino. Già, avete capito bene. Quattro giocatori che farebbero i titolari ovunque sono partiti dalla panchina. De la Fuente ha a disposizione una squadra fortissima capace di arrivare tra le prime quattro anche in un Mondiale che finora Lamine Yamal ha più subito che cavalcato. Ma quale occasione migliore di quella che si presenterà stasera per il 2007 del Barcellona per sprigionare tutto il suo talento?

C'è poi l'Inghilterra, espressione del campionato (per distacco) più competitivo al mondo che però è anche altro. Tanto altro. Le due stelle a disposizione di Thomas Tuchel giocano nel Bayern Monaco e nel Real Madrid: Harry Kane e Jude Bellingham, dodici dei tredici gol inglesi portano una di queste due firme. Il 9 più completo al mondo reduce da una stagione da 61 gol con la maglia del Bayern Monaco e il miglior centrocampista che c'è su piazza. Un 2003, 23 anni. Per noi sarebbe ancora un ragazzino in rampa di lancio...

Se passiamo da tutto questo alla nostra Nazionale capiamo immediatamente cosa ci manca, lo capiamo senza perderci in panegirici troppo ampi che poi rischiano solo di confonderci. "Bisogna che le persone che si occupano di calcio vadano sulle cose specifiche perché quando leggo cose più generaliste non si arriva nessuna soluzione", ha dichiarato qualche settimana fa Julio Velasco. E a questa Nazionale oggi manca soprattutto una cosa e una soltanto: top player. Grandissimi giocatori. Sì d'accordo che sugli stadi siamo indietro, che la scelta del commissario tecnico non è di quelle banali. Che troppe volte abbiamo visto giocatori poco attaccati alla maglia azzurra. Ma pur con tutto l'attaccamento possibile, i nostri migliori giocatori non si avvicinano nemmeno lontanamente a Mbappé e Messi. A Yamal, Haaland, Diomandé, Olise, Bellingham, Vinicius, Kane, Rodri e via discorrendo. Nel 2006 vincemmo perché avevamo in rosa Cannavaro, Buffon, Totti e Del Piero, nel 1982 perché Paolo Rossi era il miglior 9 del Mondiale e realizzò una tripletta contro un fortissimo Brasile. Oggi chi c'è su quei livelli?

La domanda è retorica, ma bisogna partire da lì. L'Italia se vuole tornare protagonista deve tornare ad avere grandi campioni, è molto semplice. Per farlo deve lavorare prima e meglio sui suoi migliori giovani e poi deve mettere seriamente mano allo ius soli sportivo. Nella rosa della Francia i discendenti di immigrati sono una quindicina: Kylian Mbappé ha padre camerunese e madre di origini algerine, Ousmane Dembélé ha padre senegalese e madre della Mauritania. "Negli altri sport puoi prendere tempo e traccheggiare, nel calcio no: se non dai la cittadinanza, dopo un secondo arriva un altro Paese, dà il passaporto al ragazzo e tu l’hai perso. Questo è inaccettabile. La politica è felice di vincere nell’atletica o nel volley grazie a questi atleti. Nel calcio dobbiamo muoverci o subiremo i danni", ha detto recentemente Giovanni Malagò. Il problema però non è che si traccheggia troppo: è un problema politico, normativo. Il problema è l'iter lungo e farraginoso per ottenere la cittadinanza. Un problema che Malgò dovrà risolvere quanto prima con l'aiuto delle istituzioni per favorire Maldini e Leonardo nella costruzione di una Nazionale che oggi - rosa alla mano - non è minimamente paragonabile alle squadre più forti. Tutto il resto viene dopo.

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