Lazio, dal ridimensionamento alla regressione: mai così male in 35 anni
Per il secondo anno consecutivo la Lazio sarà costretta a guardare dalla televisione le competizioni europee. La finale di Coppa Italia persa ieri all'Olimpico contro l'Inter certifica l'eliminazione dalle coppe continentali per i biancocelesti, che anche l'anno prossimo saranno impegnati solo nelle competizioni nazionali. Due anni senza coppe europee rappresentano un fallimento per una società che da oltre 30 anni è abituata a giocare in Europa. Nell'era Lotito solo dal 2005 al 2007 la Lazio non ha giocato competizioni UEFA, anche se nell'agosto del 2005 ha partecipato all'Intertoto che qualificava all'allora Coppa UEFA. Considerando l'Intertoto come competizione internazionale, per ritrovare una Lazio fuori dalle coppe europee per due stagioni consecutive bisogna tornare addirittura alle stagioni 1991/92 e 1992/93. Quasi 35 anni di continue partecipazioni in Europa svanite nel giro di 24 mesi.
Lazio, altro che ridimensionamento: l'Europa da abitudine a sogno
"Non c'è nessun ridimensionamento, ma una riorganizzazione". Così il presidente Lotito durante la conferenza stampa di presentazione di Marco Baroni introduceva la stagione 2024/25. Sono passati poco meno di due anni e di "riorganizzazioni" non c'è traccia in casa Lazio. E altro che ridimensionamento, quella dei biancocelesti è una vera e propria regressione che porta a vedere l'Europa quasi come un miraggio. Quell'Europa che è stata consuetudine per oltre 30 anni, da quando nel 1993 la Lazio di Cragnotti è tornata a giocare competizioni UEFA. Per dodici anni consecutivi i biancocelesti sono sempre stati in Europa fino all'arrivo del presidente Lotito. Nel 2004/05 una Coppa UEFA chiusa con zero vittorie in quattro partite, l'Intertoto nell'estate del 2005 prima del ritorno in Champions League nella stagione 2007/08.
Lazio, accettare la realtà e programmare il futuro
Due anni fa si è provato a nascondere la polvere sotto il tappeto. Negare l'evidenza e parlare di riorganizzazione per una squadra che in dodici mesi perse sei protagonisti assoluti del recente passato. Prima Milinkovic-Savic, Acerbi e Radu nell'estate del 2023, poi Luis Alberto, Immobile e Felipe Anderson. Adesso la Lazio si ritrova senza Europa per il secondo anno consecutivo e deve guardare in faccia la realtà. Non solo il ridimensionamento c'è stato, ma la regressione ha portato anche a un drastico calo dei ricavi che condizionerà anche il futuro. La Lazio dovrà rivedere il suo monte ingaggi e fare scelte forti, sacrificare elementi importanti sul mercato e non sbagliare i colpi in entrata. "La situazione della Lazio è palese, bisogna fare una stagione d'alto livello in campionato altrimenti non c'è soluzione. Questo gruppo ha qualità mentali, ma palesemente bisogna innescare qualità tecnica. È inutile girare intorno al discorso, per essere competitivi con 5-6 squadre italiane a noi manca roba". Parole e musica di Maurizio Sarri, l'unico che non ha mai cercato di nascondere la polvere sotto il tappeto. Il primo da cui dovrebbe ripartire una programmazione seria per il futuro. Il primo che, con ogni probabilità, rischia di salutare a fine stagione.











