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Parma, Cremaschi: "Orgoglioso di essere il primo americano qui, voglio aprire la strada per gli altri"

Parma, Cremaschi: "Orgoglioso di essere il primo americano qui, voglio aprire la strada per gli altri"TUTTO mercato WEB
Daniel Uccellieri
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Daniel Uccellieri
Oggi alle 20:30Serie A

Benjamin Cremaschi, centrocampista del Parma, si è raccontato nella nuova puntata di ParmaRoots:

Sulle sue radici e i modelli calcistici: “La mia famiglia è argentina: i miei genitori sono nati e cresciuti lì, così come i miei fratelli maggiori. Io e mio fratello più piccolo, invece, siamo nati e cresciuti a Miami. Da bambino ero sempre in movimento, mi svegliavo presto per guardare le partite e chiamavo i miei amici anche usando il telefono di mia mamma per organizzare una partita al parco. Ho avuto un’infanzia bellissima. A Miami il calcio ha sempre avuto un certo peso, anche grazie alla varietà culturale della città, tra influenze europee, sudamericane e latine. Negli ultimi anni, però, la crescita del movimento negli Stati Uniti è stata evidente, sia a livello qualitativo sia per numero di ragazzi coinvolti. I miei idoli erano il Kun Aguero e Lionel Messi, ma anche tanti giocatori di quel Barcellona incredibile. Iniesta e De Bruyne, per esempio, sono stati e sono ancora dei riferimenti per me. In casa viviamo pienamente la cultura argentina: parliamo spagnolo, mentre a scuola usavo solo l’inglese, quindi oggi me la cavo bene con entrambe le lingue”.

Sul rapporto con Pellegrino: “Mateo è una persona eccezionale anche fuori dal campo. Per me è stato molto importante, così come per tanti altri ragazzi argentini arrivati quest’anno. È qualcuno con cui puoi confrontarti, un esempio positivo da seguire. Credo che tanti di noi lo vedano così e sono davvero felice di averlo come compagno. Sul modo di vestire gli riconosco dei meriti… ma solo in parte: gran parte del lavoro è di Lola (ride, ndr). A me piace curare lo stile, è qualcosa che seguo con interesse e mi diverte capire cosa indossare”.

Sull’esperienza a Parma: “Arrivare qui e trovare un ambiente con una forte presenza argentina è stato bellissimo. Molti compagni hanno grande simpatia per noi argentini e quelli del mio Paese mi hanno aiutato tanto. Mi prendono in giro dicendo che sono americano, e io ogni tanto rincaro la dose perché so che li infastidisce scherzosamente. Vogliono sentirmi dire che sono argentino, è un gioco tra noi. In un contenuto del Parma mi avevano chiesto se preferissi mate o caffè al mattino e io ho scelto il caffè: Mateo non l’ha presa benissimo (ride, ndr). Lui è un leader vero. Per me è motivo di orgoglio essere il primo americano a vestire questa maglia. Sono grato a Krause e al club per questa opportunità. Voglio lasciare qualcosa di importante, magari aprendo la strada ad altri giocatori statunitensi che un giorno possano scrivere la loro storia qui”.

Sul Mondiale Under 20, l’infortunio e le ambizioni future: “Il Mondiale Under 20 è stata un’esperienza straordinaria. Ho avuto la fortuna di far parte di un gruppo fantastico, con grande qualità e spirito. L’infortunio è stato un colpo duro, soprattutto pensando a tutto il lavoro fatto per arrivare a quell’occasione. In un attimo sembrava svanito tutto, ma già quella sera ho cercato di guardare avanti, pensando che ogni cosa accada per un motivo e che da tutto si possa imparare. Ovviamente mi dispiace non poter giocare il Mondiale, ma ci saranno altre occasioni. Bisogna continuare a guardare avanti. Al di là del calcio, il mio obiettivo è diventare la migliore versione di me stesso: voglio essere un ottimo fratello, figlio, marito in futuro e una persona rispettata da chi io stesso rispetto. Per me questa è la cosa più importante”.

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