Rayo in finale, il fioretto del cantante degli Ska-P: "Se vinciamo la Conference, divento cattolico"
Vallecas non è soltanto un quartiere di Madrid, è una vera e propria dichiarazione d’identità. È il rumore metallico delle serrande abbassate all’alba, il fumo dei bar che si mescola ai cori, le bandiere rosse e bianche appese ai balconi come lenzuola di resistenza popolare. Essere del Rayo significa appartenere a qualcosa che va oltre il calcio: un sentimento di comunità, orgoglio operaio, antifascismo, sopravvivenza. E oggi, mentre il Rayo Vallecano di mister Iñigo Pérez vola verso una storica finale di Conference League contro il Crystal Palace, il barrio di Vallecas sogna a occhi aperti.
Perché il Rayo non è mai stato il club dei milionari o delle copertine patinate. È sempre stato il rifugio degli ultimi, degli irriducibili, di chi canta più forte quando le cose vanno male. Forse è proprio per questo che la finale europea conquistata ieri sera sembra una favola scritta con le mani sporche di birra, rabbia e amore. A raccontarci cosa significhi tutto ciò sono gli Ska-P, storici tifosi rayistas e simbolo musicale di intere generazioni cresciute tra ska, politica e controcultura. Da decenni la band madrilena accompagna il popolo del Rayo con canzoni diventate inni di appartenenza e ribellione, e proprio a TuttoMercatoWeb.com - in esclusiva - i vari Pulpul (Roberto Gañan Ojea), Joxemi (José Miguel Redin), Julio (Julio César Sánchez), Kogote (Alberto Javier Amado) e Iván Guevo hanno deciso di celebrare Crystal Palace-Rayo Vallecano. A modo loro.
"Sono decenni che navigo su questo galeone, sostenendo il Rayo nei momenti difficili, ora è il momento di vivere quelli belli", esordisce il frontman del gruppo nato nel lontano 1994, Pulpul. Il suo pensiero corre già a Lipsia, sede della finale coi Glaziers del 27 maggio. "Farò tutto il possibile per essere alla Red Bull Arena, sostenendo la mia squadra contro il Crystal Palace verso un trionfo che sarebbe leggendario". Nessun dubbio: chi è del Rayo attraverserebbe l’Europa anche a piedi pur di non perdersela.
Quando si parla di musica da dedicare a questa impresa, gli Ska-P non hanno esitazioni. "Como un Rayo" resta il manifesto eterno dell’identità rayista, una canzone che ormai appartiene tanto alla curva quanto alla band. Ma per la finale Pulpul e i suoi scelgono "Victoria", quasi fosse una profezia da urlare sotto il cielo tedesco. E poi c’è la nostra Italia, osservata da sempre con simpatia e complicità ideologica: "Forza Livorno e viva tutte le tifoserie antifasciste d'Italia", prosegue il cantante, evidenziando un legame fatto di simboli, lotte e appartenenze popolari. Tra Vallecas e alcune curve nostrane.
Infine, la domanda inevitabile: cosa succederà se il Rayo alzerà la coppa? La risposta arriva tra ironia e follia collettiva: "Mi convertirei al cattolicesimo (ride, ndr). Festeggeremmo in grande stile", conclude Pulpul. Un fioretto che vale, ovviamente, per tutta la band.
I suoi Ska-P, del resto, vivono tuttora di musica, militanza, festa. Da "El Gato Lopez" a "El vals del obrero", passando per "Mestizaje", "Intifada" o "Niño soldado", hanno fatto ballare centinaia di migliaia di persone senza mai perdere il loro spirito ribelle e oggi, mentre il Rayo sogna il suo primo titolo europeo, loro sono ancora lì. Come gruppo si sono presi una pausa, è vero, ma non hanno certo smesso di cantare, saltare e credere che il calcio possa essere anche poesia di strada. Perché in fondo Vallecas vive così: con una tromba ska nelle orecchie, una sciarpa biancorossa al collo e la convinzione ostinata che anche gli ultimi, qualche volta, possano arrivare primi.











