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Sogno Mondiale: la storia della Nuova Caledonia e della sua impresa impossibile

Sogno Mondiale: la storia della Nuova Caledonia e della sua impresa impossibileTUTTO mercato WEB
© foto di Imago/Image Sport
ieri alle 09:57Serie A
Francesco Benvenuti

La Nazionale della Nuova Caledonia, 150esima nel ranking Fifa, si trova a Guadalajara, in Messico, e, a partire dalla notte tra oggi e domani, spera di poter prenotare un posto nel prossimo Mondiale. Per ottenere tale risultato, però, i calciatori neocaledoniani dovranno superare prima la Giamaica e poi la Repubblica Democratica del Congo nel playoff di Interzona. Ma come ha fatto una collettività francese d’oltremare di meno di 270 mila abitanti, distante 1.500 km dalla costa australiana, ad essere così vicina a compiere un miracolo sportivo di queste proporzioni?

Una storia tormentata
È necessario partire dall’inizio e dalla storia della Nuova Caledonia per contestualizzare il punto d’arrivo. L’arcipelago, scoperto da James Cook nel 1774 e così denominato riprendendo il nome con cui gli antichi Romani chiamavano la Scozia, era a quel tempo già abitato da una popolazione melanesiana, i canachi. Nel 1853 l’isola diventò possedimento francese e poi successivamente colonia penale. La popolazione, attualmente, è composta per poco meno della metà dai canachi e da una maggioranza di discendenti dei deportati francesi. Dagli anni Ottanta il Fronte di Liberazione Nazionale Canaco e Socialista rivendica l’indipendenza della Nuova Caledonia dalla Francia: tali rivendicazioni, dopo tre referendum, sono sfociate nel 2024 in disordini e proteste ad opera dei cittadini neocaledoniani e del popolo canaco contro il presidente francese Macron, reo di aver promosso una riforma costituzionale sulla rappresentanza politica di Parigi nei confronti della comunità d'oltremare. Tra le varie conseguenze degli scontri l’edizione 2024 del campionato locale (la Super League, composta da dieci squadre) non si è disputata.

Verso il Mondiale
In un contesto del genere, dunque, si è inserito il percorso di qualificazione ai Mondiali allargati a 48 squadre. Nelle qualificazioni dell'Oceania la Nuova Caledonia, entrata in corsa dal secondo turno, ha prima vinto il proprio girone composto da Figi, Isole Salomone e Papua Nuova Guinea e, dopo aver superato in semifinale Tahiti, si è fermata in finale, venendo sconfitta per 3-0 dalla Nuova Zelanda. Un cammino sufficiente per, come detto, poter guadagnare il pass per i playoff di Interzona. La maggior parte dei giocatori della Nuova Caledonia milita in patria, nel campionato locale, oltre a elementi che militano nelle categorie minori della piramide calcistica francese, ma anche a Singapore (Jaushua Sotirio) e Israele (Jekob Jeno). Ma c'è di più.

Les Cagous
Tra i giocatori più rappresentativi ci sono Georges Gope-Fenepej, classe 1988 e numero 10 della Nuova Caledonia, ex di Amiens, Troyes e Le Mans, e soprattutto Angelo Fulgini: il giocatore, di proprietà del Lens, è attualmente in prestito all’Al-Taawoun in Arabia Saudita. Nato da padre di origine italiana e madre della Nuova Caledonia, il classe 1996 ha scelto recentemente di rappresentare il Paese oceanico e il playoff contro la Giamaica sancirà il proprio esordio con “Les Cagous”, soprannome che deriva dall’omonimo uccello endemico non volatore simbolo nazionale della Nuova Caledonia. Molti componenti della rosa della Nazionale, non essendo professionisti, sono costretti a chiedere permessi dai loro lavori - paralleli all’attività sportiva - per rispondere alle convocazioni e disputare le partite ufficiali. L’appuntamento contro la Giamaica non ha chiaramente rappresentato un’eccezione.

La stella di un passato mancato
Se molti nomi possono risultare ignoti al grande pubblico, diverso è il caso del giocatore più conosciuto mai nato nella Nuova Caledonia, Christian Karembeu. Nato a Lifou nel 1970, Karembeu aveva lasciato l’Oceania per studiare in Europa, riuscendo poi a vincere due Champions League con il Real Madrid e un Europeo e un Mondiale con la Francia. “Siamo una nazione di guerrieri e i ragazzi devono attingere alla loro forza mentale e alla loro intelligenza per superare ogni limite”, ha detto in una recente intervista ai media FIFA. All’epoca di Karembeu anche calcisticamente la Nuova Caledonia era solo una propaggine regionale della Federcalcio francese, rendendo impossibile per i nativi dell’arcipelago rappresentare il proprio territorio, e solo dal 2004 la Nuova Caledonia ha potuto diventare membro FIFA.

Una sola amichevole... e un'app
L’attuale Commissario Tecnico è Johann Sidaner: nato a Nantes nel 1977 e per undici anni allenatore nel settore giovanile del club della città, dal 2022 è il selezionatore della Nuova Caledonia. Per coprire, tracciare e seguire tutti i calciatori ha introdotto nel gruppo l’utilizzo di un’app (Suivi Sport) per far registrare ai giocatori le proprie attività sportive. Il percorso di avvicinamento all’appuntamento coi playoff per la Nazionale è stato tortuoso, in primis a livello organizzativo e logistico. La Nuova Caledonia ha al suo attivo negli ultimi mesi una sola amichevole, disputata lo scorso ottobre a Gibilterra (la prima di sempre in Europa) e vinta 2-0 contro la Nazionale locale, a cui aggiungere alcuni giorni di ritiro in Francia a gennaio. La partita con la Giamaica arriva così a oltre cinque mesi dall’ultimo impegno ufficiale.

Il sogno
Sui canali social della Federcalcio neocaledoniana la permanenza messicana è seguita e raccontata minuziosamente, al punto da creare curiosità e interesse a livello internazionale. La Giamaica, che può contare su tanti giocatori provenienti da Premier League e Championship, sembra un avversario insormontabile, ma partire sconfitti non fa parte del dna della Nuova Caledonia. E così, in attesa del fischio d’inizio della gara, il sogno chiamato Mondiale non può che essere vissuto fino all’ultimo secondo utile.

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