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Papadopulo: "Brava Salernitana, ora fai come il mio Siena. Lazio? Rosa corta"

TMW RADIO - Papadopulo: "Brava Salernitana, ora fai come il mio Siena. Lazio? Rosa corta"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Giacomo Morini
lunedì 10 maggio 2021 18:51Serie A
di Dimitri Conti

L'allenatore Giuseppe Papadopulo è intervenuto in diretta a TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto con Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini, cominciando dalla promozione in Serie A della Salernitana: "Sono contento che siano tornati nella realtà della Serie A, ora potranno vivere anche il derby col Napoli. Quella di Salerno è una piazza che per quanto ti dà ha pochi eguali".

Questa è anche la vittoria di Lotito.
"L'ho conosciuto all'inizio della presidenza alla Lazio: veniva denigrato ma io che ci vivevo a stretto contatto avevo capito che avrebbe fatto strada. Nel tempo ha acquisito le conoscenze che non aveva, questo dimostra che persona sia".

Quale la ricetta per la Serie A?
"Potrei dire loro di fare come noi a Siena: tenemmo i quattro-cinque di maggior affidamento della B e a loro abbiamo aggiunto altri profili d'esperienza. Questa cosa è indispensabile: dalla Serie B alla A non c'è un gradino, ce ne sono cinque o sei".

La Juventus ha fatto il passo più lungo della gamba con Pirlo?
"Non si è affrontato bene il problema: tutti riconosciamo che Pirlo sia stato un grande giocatore, ma per esserlo anche da allenatore ce ne corre. Certe basi solide le acquisisci solamente allenando nelle categorie inferiori. Stavolta i fuoriclasse non sono bastati, perché chi gestiva i giocatori non aveva abbastanza esperienza da allenatore alle spalle. So che volevano dargli l'U23, ma la prima squadra della Juve è stato un passo eccessivo".

Dovremmo staccarci dal passato da calciatore per giudicare gli allenatori?
"Rivera, Mazzola, Boninsegna, Anastasi, Riva... Tutti questi avrebbero dovuto allenare grandissimi club eppure non si sono mai seduti in panchina. Questo dimostra che essere stati grandi giocatore non basta per facilitare il ruolo di allenatore".

Se l'aspettava il tracollo del calcio toscano?
"Per fortuna l'Empoli ha tenuto botta... Spero che società come Livorno, Lucchese e Pistoiese possano tornare ai livelli che tutti conosciamo. Per la Toscana è stato davvero un brutto colpo".

Brutto ko per la Lazio sabato.
"La Fiorentina cercava tre punti per togliersi da quella posizione e ne ha fatto le spese la Lazio. D'altra parte le partite vanno giocate ed interpretate bene, la Lazio non l'ha fatto al meglio. Alla Fiorentina invece è riuscito: spero che sull'onda lunga del risultato chiuda bene il campionato. Alla Lazio sono rimaste poche speranze per la Champions, deve giocarsele al meglio augurandosi che qualcun altra sbagli".

Ha inciso la profondità della rosa nel loro cammino?
"Assolutamente, la società non deve incorrere più in certi errori se hai certe ambizioni".

Come si spiega l'esplosione di Vlahovic?
"Ha avuto la fortuna di avere un allenatore come Prandelli che gli ha dato quel carattere e quella convinzione di cui lui aveva bisogno. Il cambio d'allenatore se non altro ha favorito la sua crescita e ora se ne avvale anche Iachini, che raccoglie i frutti di una maturazione avvenuta attraverso le difficoltà. Non so se senza cambio di tecnico sarebbe riuscito a percorrere questo cammino".

Dell'Italia campione del Mondo nel 2006 lei ne ha avuti ben quattro.
"Sì: Zaccardo, Barone, Barzagli e Grosso. Una bella soddisfazione, in Europa ci fece fuori lo Schalke agli ottavi di finale".

L'Italia potrà essere protagonista agli Europei?
"Un obiettivo bisogna prefissarlo: questi ragazzi hanno dimostrato valore e penso che andando avanti acquisiranno ancora più esperienza. Mancini li guida alla grande, io vedo positivo".

Le piace dove sta andando il calcio?
"I tempi sono cambiati, non so come ci saremmo comportati noi... Oggi vedo attaccamento ai contratti, si rifiutano anche cifre da capogiro. L'epoca che ho vissuto io era diversa, anche per cosa avevamo dentro".

Più valori?
"Non che oggi non ne abbiano, ma non vivevamo solo dell'esperienza del campo e dell'allenarsi, ma anche quella del dopo, ritrovarsi con famiglie e bambini. Un calcio più vivibile rispetto ad oggi".

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