Non è bastato crederci. E neppure il mercato ha salvato il Pescara: retrocesso in Serie C
La stagione è sempre stata in salita, ma a Pescara credevano nella salvezza diretta. Nelle parole, perché non sono mai mancate dichiarazioni da parte dei protagonisti (fossero essi il tecnico Giorgio Gorgone, subentrato a Vincenzo Vivarini, o il blasonatissimo Lorenzo Insigne, tornato in Abruzzo per dare una mano al club), ma soprattutto nei fatti. Nell'atto pratico. Ma tutto quello che è stato fatto in campo e fuori non è bastato, la retrocessione in Serie C è arrivata, dopo un solo anno dalla promozione, arrivata a giugno lo scorso anno dopo il playoff con la Ternana.
E pensare che a gennaio la scossa era stata data, il mercato ha parlato chiaro; non solo Davide Bettella, ma anche gli acquisti a zero di Gaston Brugman e Lorenzo Insigne, che ha zittito gli scettici con 5 gol e 4 assist in circa 800 minuti giocati. E la grande scalata verso la zona salvezza, che si accesa soprattutto nel rush finale, da dopo lo scontro diretto con la Reggiana alla 33ª giornata, che ha portato il Delfino al terzultimo posto della graduatoria, a -2 dalla salvezza diretta.
Un dato, questo, che lasciava ben sperare. L'ultimo posto in graduatoria era arrivato alla 14ª giornata e - come un pesante fardello - è rimasto tale per 19 turni, dopo che, all'11ª giornata, era già arrivata la parte rossa della graduatoria. Ma appunto, quel 33° turno lasciava sperare altro, addirittura alla 36ª giornata era arrivata la zona playout, confermata anche nel penultimo turno; ma il gap dalla zona retrocessione era minimo, e i risultati, anche dagli altri campi, non hanno affatto sorriso.











