Gli auguri di Cairo per i 130 anni de La Gazzetta dello Sport: "Nata nell'aprile del 1896, come mio nonno"
Il mio rapporto con la Gazzetta Dello Sport nasce da quando ero ragazzino.
Ricordo che risparmiavo le 50 lire per andare a comprarla quasi ogni giorno. Ero appassionato di calcio e dei suoi campioni. Il primo era Gianni Rivera. La Gazzetta mi serviva per conoscere lo sport, il calcio in particolare, e quelli che erano i suoi protagonisti. Sfogliavo quelle pagine rosa e fantasticavo chiuso nella mia cameretta che spesso si trasformava anche in una cabina dello stadio dove organizzavo finte telecronache delle partite. Adoravo Gigi Meroni, l’ala destra del Torino di allora che portava il numero 7, che era anche il mio numero di maglia.
E poi Claudio Sala. Il Toro assieme al Milan era una delle mie due squadre preferite, la terza era l’Alessandria, nella quale mio papà aveva giocato, nel campionato De Martino. La passione arrivava da lì. In gioventù ero un’ala destra promettente, ma ero troppo emotivo e in allenamento facevo cose che in partita non mi riuscivano. Un paio di buone stagioni alla Pro Sesto, quindi al Cantù. Lì ho capito che era meglio concentrarmi sui libri.
i 130 anni della gazzetta dello sport
La Rosea mi ha accompagnato in tutti i passaggi importanti della mia vita, sia personali che lavorativi. Eliso Rivera, uno dei fondatori del giornale, era di Masio, il paese di mio padre. E mio nonno Urbano è nato proprio nell’aprile del 1896.
Insomma, era destino che prendessi la Gazzetta. Per questo potete immaginare cosa ho provato nel 2016 quando sono riuscito a scalare la Rcs. Il pensiero di diventare il suo editore è stato una grande gioia. Festeggiare i 130 anni di questa storica testata nata lo stesso anno delle prime Olimpiadi moderne è per me motivo di grande orgoglio.
Restare sulla breccia per tutto questo tempo vuol dire essere riusciti a costruire un rapporto con i propri lettori straordinario. Lettori che oggi si sommano: a quelli della carta si sono aggiunti gli utenti unici del sito gazzetta.it che sono in costante crescita e quelli dei social. È il frutto del lavoro di migliaia di giornalisti che ci hanno lavorato negli anni e di direttori che si sono succeduti alla guida. Ci sono molti aggettivi che messi insieme danno l’idea di cosa è stata ed è oggi la Rosea: attendibile, autorevole, affidabile, credibile, interessante, utile, divertente ed emozionante. Sì, emozioni come quelle provate davanti a prime pagine iconiche quali il “Tutto vero!” che nel 2006 ha celebrato la vittoria ai Mondiali di Germania e il “Campioni del mondo!” del 1982 con il trionfo degli azzurri di Bearzot. E allo stesso tempo affidabile perché oltre ad esaltare le grandi imprese sportive è una sentinella inflessibile, capace di denunciare tutte le distorsioni e gli scandali che ha incontrato durante la sua storia.











