Rilanciare il calcio italiano con un CT fuggito tre anni fa in Arabia o con quello che non dura più di due anni? C'è una terza via. Malagò sarà così coraggioso da affidare la Nazionale a Silvio Baldini?
Tra tredici giorni a Roma ci sarà l'elezione del nuovo presidente FIGC. Mentre le altre Federazioni saranno in Nord America, noi saremo alle prese con un'elezione che salvo clamorosi colpi di scena eleggerà Giovanni Malagò come successore di Gabriele Gravina. La politica più di Giancarlo Abete, suo antagonista, nelle ultime settimane ha provato a ostacolare l'ascesa nel calcio italiano dell'ex numero uno del CONI che però - dopo l'ottima organizzazione dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina - ha ricevuto sostegno trasversale: prima della Serie A, poi via via da praticamente tutte le altre componenti federali. Non è detto che sia un bene, anzi. Nel caso di Gravina non lo è stato. Se la prospettiva a medio termine sarà quella di riformare il calcio italiano, Malagò dovrà poi inevitabilmente scontentare qualcuno di quelli che lo voteranno il prossimo 22 giugno. Altrimenti non cambierà assolutamente nulla.
Se nel medio-lungo periodo le riforme (speriamo...) saranno la priorità, nel breve il primo bivio del nuovo presidente Federale sarà la scelta del commissario tecnico. Su questo tema Malagò sembra avere le idee piuttosto chiare: è già in parola con Roberto Mancini, il commissario tecnico con cui l'Italia nel 2021 ha raccolto la sua ultima gioia. Quello dei 37 risultati utili consecutivi, ma anche il CT che ha fallito la qualificazione al Mondiale 2022 contro la Nord Macedonia e poi nell'estate 2023 - nel bel mezzo delle vacanze estive - ha deciso di abbandonare la nave per accettare la ricchissima offerta dell'Arabia Saudita. Mancini in quei giorni proverà a far passare la scelta come figlia di una rottura con Gravina, anche se presto fu chiaro a tutti che il motivo del suo addio fu principalmente uno e uno soltanto: il ricco contratto sul tavolo.
Il candidato alternativo a Roberto Mancini è Antonio Conte. E' il nome forte di Abete (che però è nettamente indietro nella corsa presidenziale), ma anche il nome citato da Silvio Baldini negli ultimi dieci giorni come suo successore. "Perché è un allenatore che ha un metodo", ha detto. Impossibile dargli torto: dalla Juve in poi Conte in Serie A è sempre arrivato primo o secondo. Ha vinto con la Juventus, col Chelsea, con l'Inter e poi col Napoli. Però se la storia parla per lui è anche allenatore che quando accetta un incarico resta al massimo due anni. Solo nella Torino bianconera, agli albori della sua nuova carriera, resistette anche per la terza stagione. In Nazionale dopo dopo il biennio 2014-2016 decise di andare in Premier League perché aveva bisogno di allenare tutti i giorni. Ora, dieci anni più tardi, è pronto a tornare. A guidare un'Italia che però ha bisogno di una prospettiva almeno quadriennale.
In tutto questo negli ultimi dieci giorni è cresciuto il partito di chi vorrebbe la conferma di Silvio Baldini. La sua comunicazione, le sue scelte, la sua voglia di puntare davvero sui giovani ha acceso per quanto possibile l'entusiasmo su una squadra che giocava due test inutili mentre le altre preparano il Mondiale. Baldini ha affrontato questi dieci giorni a modo suo, coi suoi ragazzi. Con la sua semplicità ha colto nel segno e ha ricevuto immediato apprezzamento da parte di addetti ai lavori e soprattutto da parte dei tifosi. Da un pubblico che ha bisogno di nuovi motivi e stimoli per riavvicinarsi alla Nazionale peggiore di sempre.
"Vengo dal nulla, cosa potrebbe accadermi? Al massimo tornerò al nulla", ha detto Baldini in dieci giorni di ritiro che hanno fatto emergere la figura di un CT che è lì perché davvero dedito alla causa. Che non è fuggito per i soldi arabi, che dovesse esser chiamato non sarebbe lì a trattare giorni e giorni per strappare il mega-contratto. La Nazionale, oggi, ha bisogno soprattutto di aria nuova e di chi ha dimostrato coi fatti che la priorità è l'Italia. Che tanti discorsi sui giovani devono lasciar spazio alla loro presenza in campo. La conferma di Silvio Baldini sarebbe la mossa di maggior consenso e anche quella più giusta. Senza dubbio quella più di rottura. Dopo anni come quelli che abbiamo vissuto l'ultima cosa che serve è l'ennesima minestra riscaldata. A prescindere da nome, curriculum, appoggi e carriera: Malagò avrà il coraggio di iniziare il suo mandato con una scelta scomoda?






