Lecce-Fiorentina 3-2, Dini: "Un minuto di silenzio per l'assist di Nzola!"
È curioso perché le squadre sono disposte a specchio ma a centrocampo il Lecce sembra avere due uomini in più e sugli esterni va che un piacere.
I tre che si muovono dietro a Hristovic e che danno man forte nel mezzo, annichiliscono i tre colleghi viola che al confronto sembrano due categorie sotto.
A Faraoni e Biraghi, intanto, gira la testa.
Sul nostro fronte Bonaventura rallenta una manovra già lentissima, Nzola se non è un bomber sicuramente non è un esterno e poi Sottil, già, il rientro importante…per la barriera.
Beltran lotta corre e, quando conta, si fa spostare come un ragazzino, quasi scherzato dagli avversari.
È chiaro che la squadra è in forte flessione fisica ma l’allenatore dovrebbe saperlo.
E se la palla non corre veloce l’impianto di Italiano non funziona. Mai.
A volte i piatti migliori si fanno con quel che avanza, basta non incaponirsi con ricette troppo complicate.
Non vorrei che adesso si creassero alibi o vittime.
Se non ho esterni come voglio io, si gioca a due punte invece di mettere le punte sugli esterni.
Che poi ti combinano guai.
E se perdi a Lecce nettamente (non dimentichiamoci i due pali) non è un problema di mercato insoddisfacente.
Hai toppato, punto.
E non hai saputo gestire un vantaggio del tutto imprevisto, frutto di un gol estemporaneo da lontano di Mandragora e di una cappella del portiere del Lecce.
Il Lecce ha più voglia, più gamba, più rabbia, rimane spaesato trovandosi sotto inspiegabilmente ma non molla e ci crede fino in fondo.
E merita.
La Fiorentina precipita dal quarto al nono/decimo posto (aspettiamo stasera).
E la verità sta sempre nel mezzo.
P.S.
Un minuto di silenzio per l’assist di Nzola.






