Mario Kempes, la prima grande stella Argentina poi arrivarono Maradona e Messi
Nato a Bell Ville (Cordoba) il 15 luglio 1954, il leggendario attaccante soprannominato "El Matador" , resta un simbolo eterno di potenza, classe e determinazione sportiva.
Il suo nome è indissolubilmente legato al Mondiale del 1978, una competizione giocata in un clima politico drammatico sotto la dittatura militare di Videla, dove il calcio divenne l'unica valvola di sfogo e riscatto per un intero popolo.
L'intuizione del Flaco Menotti e la svolta del Mondiale
Alla vigilia del torneo del 1978, il commissario tecnico César Luis Menotti prese una decisione drastica: convocare Kempes, che allora giocava in Spagna nel Valencia, come unico calciatore "straniero" della rosa.
Menotti preferì l'esperienza e la fisicità del Matador a un giovanissimo e promettente Diego Armando Maradona.
L'inizio del torneo fu tutt'altro che semplice per l'attaccante, che non riuscì a segnare nelle prime tre partite del girone eliminatorio.
La leggenda narra che Menotti, per sbloccarlo, gli consigliò un rito scaramantico: tagliare i baffi. Che sia stata la superstizione o la tattica, nella seconda fase del torneo Kempes si trasformò in una macchina da gol inarrestabile.
La notte magica del Monumental
Il 25 giugno 1978, lo stadio Monumental di Buenos Aires divenne il teatro della sua definitiva consacrazione. Nella finalissima contro l'Olanda di Cruijff (assente per protesta politica), Kempes trascinò l'Albiceleste con una prestazione leggendaria:
Il primo gol: una zampata fulminea nel primo tempo per sbloccare il match.
La rete decisiva: un gol di pura rabbia e caparbietà nei tempi supplementari, superando la difesa olandese.
L'assist finale: l'azione travolgente che portò al definitivo 3-1 firmato da Bertoni.
Quella notte, Mario Kempes non solo regalò all'Argentina la sua prima Coppa del Mondo, ma vinse anche il titolo di capocannoniere del torneo con 6 reti e il premio come miglior giocatore della competizione.
Lo stile di gioco: un attaccante moderno
El Matador ha anticipato i tempi del calcio moderno.
Non era un semplice centravanti d'area di rigore:
Fisico dirompente: abbinava una progressione atletica devastante a un'ottima tecnica di base.
Corsa e sacrificio: partiva da lontano, spesso allargandosi sulle fasce o arretrando a centrocampo per recuperare palloni.
Fiuto del gol: possedeva un tiro mancino potente e una freddezza glaciale davanti al portiere.
L'eredità del Matador
Dopo i successi in Spagna con il Valencia — dove vinse due volte il titolo di capocannoniere della Liga (Pichichi), una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea — Kempes ha continuato a viaggiare, giocando in Austria, Cile e Indonesia.
L'essenza della sua leggenda è stata riassunta perfettamente da Diego Armando Maradona nella sua autobiografia: "Mario Kempes è stato l'uomo che ha messo il calcio argentino sulla mappa del mondo".
Prima di Messi e prima di Maradona, la prima vera stella a far brillare il cielo di Buenos Aires è stata quella del Matador.






