E' un pareggio che sorride a Inzaghi: Napoli nella trappola di un'Inter matura. Ma la corsa Scudetto è apertissima e oggi sapremo se in gara c'è anche la Juve
L'attesissima sfida Scudetto tra Napoli e Inter è finita con un pareggio che fa sorridere solo Inzaghi. Non che il Napoli abbia meritato qualcosa di più: è vero che Elmas - peggiore in campo - ha avuto a metà ripresa la grande occasione del 2-1, ma in fin dei conti la partita ha vissuto su un canovaccio abbastanza chiaro. Il Napoli col gol in apertura di partita ha cavalcato il primo tempo: inappuntabile nelle marcature preventive, telecomandato da Spalletti e pericoloso quando riusciva con Osimhen a creare gli spazi giusti tra le linee. L'Inter ha subito per 45 minuti un Napoli schierato meglio sul terreno di gioco del Maradona, ma tra i due tempi ha effettuato delle correzioni e col gol di Dzeko in apertura di ripresa ha portato la gara nella sua direzione. La squadra di Inzaghi è apparsa stanca, ma ha avuto la lucidità di abbassare il ritmo della partita. Ha evitato di cadere in pericolosi eccessi limitandosi a far cadere il Napoli nella sua trappola.
S'è vista un'Inter matura, capace di centrare l'obiettivo anche in una serata in cui i tanti impegni ravvicinati hanno inciso sulla capacità di volare in transizione. L'ha pareggiata con la testa ed era questo lo step definitivo che gli si chiedeva. Perché questa Inter - dal punto di vista del gioco, delle soluzioni offensive, della coralità - ha fatto un passo in avanti deciso rispetto a quella di Conte. Ma sembrava meno famelica, a volte presuntuosa nelle sfide più importanti. Il controllo del derby fino ai due gol di Giroud senza la voracità di chiudere una partita controllata fino all'1-1 la spia rossa su cui Inzaghi e i suoi ragazzi hanno lavorato. E stasera lo si è visto: l'Inter ha disputato una ripresa con l'umiltà di chi sa che non si può avere sempre la meglio col bel gioco e con la superiorità tecnica.
E il Napoli? Resta in corsa, anche se a un potenziale -5 da un'Inter che ora ha dalla sua anche gli scontri diretti in caso di arrivo a pari punti. Non sarà facile per Luciano Spalletti gestire ora un gruppo che rischia, anche quest'anno, di farsi imprigionare dai rimpianti nel momento più delicato della stagione. Non è oggettivamente una situazione semplice: l'era De Laurentiis è fin qui caratterizzata da anni di Scudetti sfiorati e in questo (se teniamo da parte la parentesi russa) è leitmotiv non differente dalla carriera di Spalletti. Che sa in questa stagione di avere una occasione più unica che rara perché la prossima sarà annata di transizione tra addii illustri e il nuovo tetto ingaggi fissato a 3.5 milioni di euro che impone rincalzi di prospettiva. Al contrario, i competitor Inter e Milan vanno avanti con disponibilità anche d'ingaggio diverse e soprattutto ci sarà ben salda ai primi posti la Juventus, che già ora ha la squadra più forte del campionato.
Già, la Juventus: ma è fuori dalla corsa Scudetto o ci sono anche i bianconeri oltre alle due squadre di Milano e al Napoli? Molto dipenderà da stasera. In caso di successo a Bergamo si porterebbe a -6 dall'Inter che ha, è vero, una gara in meno, ma a cui sono stati recuperati punti importanti nelle ultime giornate. E poi, aspetto da non sottovalutare, la Juventus dopo Bergamo avrà il miglior calendario tra le prime quattro: fino alla sfida del 3 aprile contro l'Inter avrà cinque partite in cui l'impegno più probante sarà il derby da giocare allo Stadium. Lo stesso derby d'Italia lo disputerà in casa, così come la sfida contro la Lazio. Milan, Napoli e Roma già affrontate. Insomma, un cammino che nel girone di ritorno potrebbe subire pochissime interruzioni. E con una squadra che ha ritrovato gol, entusiasmo e sostanza con gli arrivi di Vlahovic e Zakaria: dovesse vincere a Bergamo, non si potrebbe tenerla fuori dalla corsa per il titolo. Anche se Allegri dirà il contrario...






