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Un Capitano che in C si ritrovò disoccupato, il 10 che aveva già riscritto la storia in estate. La dieta di Lobotka, il no di Provedel che cambia il destino di Meret. Sei storie del Napoli futuro campione d'Italia

Un Capitano che in C si ritrovò disoccupato, il 10 che aveva già riscritto la storia in estate. La dieta di Lobotka, il no di Provedel che cambia il destino di Meret. Sei storie del Napoli futuro campione d'Italia TUTTOmercatoWEB
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Raimondo De Magistris
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Raimondo De Magistris
martedì 25 aprile 2023, 13:17Editoriale
Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per TMW dal 2008, è stato vicedirettore per 10 anni. Inviato al seguito della Nazionale

Per capire l'entità del capolavoro del Napoli di Luciano Spalletti bisogna tornare alle griglie della scorsa estate. Non solo nessuno pronosticava gli azzurri al primo posto, ma in pochi valutavano il Napoli all'altezza dei primi quattro posti. Ragionamenti che erano figli di quanto accaduto nei mesi precedenti: il Napoli era reduce dall'ennesima deludente corsa Scudetto, in estate aveva salutato tutti i protagonisti più importanti della storia recente del club e li aveva sostituiti con profili giovani e meno costosi. Alcuni sconosciuti.
C'era aria di contestazione. Spopolava l'hashtag #A16, il fil rouge che legava tutti i tifosi che chiedevano a De Laurentiis la cessione del club. Una sfiducia dilagante che, per la verità, durerà poco. Perché il Napoli quest'anno non ha vinto, ha stravinto. E' scattato per la fuga già nei primi chilometri e poi chi l'ha visto più... Otto mesi incredibili per un tricolore che presto diventerà realtà, forse già domenica. Uno Scudetto che è quanto di più lontano da quelli vinti con Maradona: senza il grande capo popolo, figlio di storie comuni. Accomunate da questo lieto fine.

Otto anni fa il fallimento della Reggina e nessuno voleva Di Lorenzo. La Serie A solo a 25 anni - Giovanni Di Lorenzo otto anni fa stava vivendo la stagione più difficile della storia recente della Reggina. Era reduce da una retrocessione in Lega Pro col club di Reggio Calabria ma quella stagione, annata 2014-15, andò anche peggio. Perché la lunga era targata Pasquale Foti che tante gioie aveva regalato ai tifosi amaranto nei primi anni 2000 si stava chiudendo nel peggiore dei modi, col fallimento. E Di Lorenzo, nell'estate 2015, si trovò senza uno straccio di contratto, né interessamenti. Non aveva nemmeno un procuratore. "Ero disoccupato, ma non ho mollato, ci ho sempre creduto", dirà qualche anno più tardi. Per un mese non trova squadra, poi anche grazie all'aiuto di Paolo Giovannini lo ingaggerà il Matera, un'intuizione del ds Fernandez.
Era un centrale, Pasquale Padalino lo sposta a destra e gli svolta la carriera. Una carriera che, per la verità, Di Lorenzo ha svoltato soprattutto con la sua determinazione. "Sempre il primo ad arrivare all'allenamento e l’ultimo ad andare via, una fame mai vista", dirà di lui Padalino. Con l'Empoli il salto in B dopo le due stagioni della rinascita in Basilicata, col Napoli l'inizio di una grande carriera che gli ha già consegnato il titolo di campione d'Europa con l'Italia. Per come interpreta il ruolo è oggi uno dei cinque terzini destri più forti d'Europa e ora arriverà anche il titolo di Campione d'Italia. Nella prima stagione da Capitano. "Fa un po' strano pensare che sarò io a succedere a Maradona", ha detto. Otto anni fa un'escalation così era difficile da sognare.

Raspadori, il 10 dell'Italia che aveva già riscritto la storia la scorsa estate - "Stesso risultato. Stesso minuto. Finale diverso". Giacomo Raspadori ha realizzato domenica sera il gol più importante della stagione del Napoli. Lo Scudetto sarebbe arrivato comunque, ma il gol al 93esimo a Torino contro la Juventus ha un valore che va oltre. Perché vuol dire averlo vinto sul campo dei più acerrimi rivali, perché vuol dire aver scacciato definitivamente i fantasmi del 2018 quando il gol di Koulibaly - sempre al 93esimo, sempre nella stessa porta, sempre dello 0-1 - fu gioia immensa e poi atroce rimpianto.
Ma nel calcio il destino sa sempre regalarti un'altra opportunità e questa opportunità è capitata sul sinistro di quel Raspadori che in estate è stato pagato proprio coi soldi della cessione di Koulibaly. Classe 2000, enfant prodige del calcio italiano che col 10 dell'Italia sulle spalle ha messo ko anche l'Inghilterra. Il Sassuolo come trampolino di lancio, Inter, Milan o Juventus come naturale proseguo. La storia in passato era sempre andata così e invece no, non questa volta. Perché il Napoli questa volta ha insistito più delle altre, perché lo stesso Raspadori ha spinto affinché questo trasferimento andasse in porto. Ha voluto fortemente il Napoli e dopo un anno s'è già ritagliato un posto importante nella storia del club.

Ma non doveva andare al West Ham? Zielinski può ringraziare Fabian Ruiz - Piotr Zielinski la scorsa estate era destinato a lasciare Napoli. Quando gli intermediari della trattativa col West Ham si presentano a Dimaro per parlare direttamente col presidente De Laurentiis tutto lascia pensare che di lì a poco si sarebbe materializzata la cessione. Per due motivi: perché l'offerta degli hammers era di quelle importanti e perché l'idea originaria del Napoli era quella di cedere lui e di rinnovare il contratto di Fabian Ruiz. Succede poi che in quel summit si parla molto, si alza anche la voce, ma non si trova un accordo: il Napoli alza la posta in attesa del rilancio e aspetta. Nel frattempo, però, lo spagnolo si mette di traverso. Fabian Ruiz fa capire in tutti i modi al Napoli che il contratto non l'avrebbe rinnovato e Giuntoli, a quel punto, è costretto a cederlo al PSG per non perderlo poi a parametro zero. Zielinski di conseguenza resta e si ricolloca. Ritrova la maglia da titolare e partita dopo partita torna il centrocampista determinante degli anni di Sarri. Sarà lo scudettato con più anni di anzianità nel club, l'unico a non aver voltato pagina nell'estate in cui tutti i pilastri del Napoli di Sarri l'hanno fatto.

Meret protagonista grazie a... Provedel - Il 3 agosto 2022 Alex Meret era virtualmente un portiere dello Spezia. Il lungo tira e molla tra il club ligure e la Fiorentina per il trasferimento di Bartłomiej Dragowski viveva di continue complicazioni e allora il duo Macia-Melissano chiede il portiere del Napoli in prestito: Meret dice subito sì. E' disposto a rinnovare e poi ad andare via perché, nelle precedenti settimane, il Napoli gli aveva fatto capire che non sarebbe stato lui il titolare. Ma Meret voleva giocare, anche a costo di lottare per non retrocedere.
La chiusura dell'accordo non dipendeva però solo da lui. Nella trattativa sarebbe dovuto rientrare anche Ivan Provedel perché il Napoli, che ancora per un po' ci avrebbe provato per Keylor Navas, voleva intanto cautelarsi con un altro portiere. Succede però che Provedel dice di no: aveva già dato la sua parola a Sarri e deciderà di mantenerla. Si lavorerà all'accordo per un altro paio di giorni, si proverà a convincere Provedel ma quando lo Spezia capisce che la posizione del suo portiere è irremovibile alza l'offerta alla Fiorentina e chiude per Dragowski. Meret a quel punto non può far altro che restare, gioca le prime partite sapendo che da un giorno all'altro a Castel Volturno può palesarsi Keylor Navas. Lo fa bene, riscuotendo immediati consensi. Per fortuna sua e anche del Napoli il costaricense - al contrario del rinnovo del contratto - non arriverà mai.

Kvaratskhelia e Kim: due colossi arrivati grazie a due grandi addii - Una squadra che vince lo Scudetto dopo aver abbassato sensibilmente il suo monte-ingaggi e nell'anno in cui quattro titolari vanno via è un unicum nella storia della Serie A. La scorsa estate la voce stipendi per De Laurentiis s'è decisamente snellita, è passata da 110 a 70 milioni di euro perché nel giro di poche settimane hanno salutato Castel Volturno tutti i giocatori più pagati: da Ghoulam a Mertens, da Insigne a Koulibaly, passando per Fabian Ruiz.
Addii fondamentali per la vittoria dello Scudetto, per andare oltre limiti, screzi e ricordi. Fondamentali soprattutto perché Giuntoli ha trasformato la crisi in opportunità ingaggiando Kvaratskhelia al posto di Insigne e Kim al posto di Koulibaly. Sono stati i due più grandi affari messi a segno dalla Serie A nell'estate 2022.

Lobotka il nuovo Pizarro di Spalletti. La svolta anche grazie a una dieta - Nella Primavera 2021 Lobotka sta per concludere una delle peggiori stagioni della sua carriera. Arrivato a Napoli nel gennaio 2020, il centrocampista slovacco si ritrova ben presto ai margini dell'undici titolare. Gattuso gli preferisce regolarmente Demme e Lobotka - solo 15 presenze nella Serie A 2020/21 - inizia seriamente a meditare l'addio. Succede poi che al termine di quella stagione Gattuso va via e al suo posto arriva Spalletti. Un allenatore che prima lo mette a dieta e poi al centro del progetto. Come fu per Pizarro ai tempi della Roma, Lobotka diventa ben presto il fulcro attorno a cui ruota tutto il resto. "Con Gattuso riflettevo sulla possibilità di andare via. Certi ragionamenti sono scontati, anche inevitabili - ha dichiarato un mese fa -. Pensavo che Gattuso volesse un tipo di giocatore diverso, non trovavo spazio e quindi per me c’erano problemi. E l’idea di cercare un altro club l’ho avuta. Poi ho perso sei chili, è arrivato Spalletti ed è cominciata un’altra storia". Adesso quel pensiero è più lontano che mai: nel mese di marzo ha firmato il rinnovo del contratto.

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