Menomale, Lucho. Arteta solo difesa. De Bruyne ha ragione. Salutate Leão. Italia, prendi Pep.
Due di Cuori
Luis Enrique è ancora sul trono della Champions e conquista il cuore di tutti. Io direi anche: meno male che ha vinto lui e il suo PSG. Sì, perché la sua squadra ha provato a fare la partita, ma davanti a un muro è sempre difficile giocare.
Luis vince la terza Champions e la seconda consecutiva, entrando nell’élite dei grandi allenatori per vittorie e qualità del calcio espresso. La sua idea di gioco non manca mai: la proposta è sempre presente. Oggi, se il PSG vince, è perché lui ha trasformato questo club da album delle figurine a vera squadra di calcio.
In finale, ancora una volta, ha meritato. L’anno scorso ha demolito l’Inter e quest’anno ha abbattuto un muro, riuscendoci ai rigori, dove oltre alla bravura serve anche un pizzico di fortuna. Anche la dea bendata ha riconosciuto il valore del suo calcio.
Un cuore, in questa settimana, lo prende anche il Catanzaro. Mister Aquilani e i suoi vincono la finale playoff, ma il 2-0 non basta per andare in Serie A. Una vittoria amara che ha lasciato una forte emozione: il pianto del mister e dei suoi ragazzi davanti ai tifosi è un’immagine di calcio destinata a rimanere impressa per sempre. Forza ragazzi, riprovateci ancora.
Chiudo con De Bruyne. Qualcuno non sarà d’accordo, ma io sto con lui. La critica al calcio difensivo di Conte ci sta tutta. Certo, se un campione parla così, ci fa anche capire che il rapporto tra il gruppo squadra e il tecnico era ormai arrivato ai minimi termini.
Una cosa è certa: chi si è formato con Guardiola non può calarsi facilmente in quel tipo di gioco. Ora, però, il problema è che il nuovo tecnico, Massimiliano Allegri, è ancora più difensivista: un Max problema. Per il belga, se prima era complicato, ora sarà quasi impossibile adattarsi a questa idea.
Che qualcuno salvi De Bruyne e anche il nostro calcio, sempre più arroccato in vecchi schemi. Del resto, il calcio è lo specchio del nostro Paese.
Due di Picche
Come detto, non ho gradito la proposta di calcio di Arteta nella finale di Champions. I meriti per la Premier vinta rimangono, ma interpretare una finale in modo esclusivamente difensivo è stato, a tratti, inguardabile, noioso e insopportabile.
Chi ha imbruttito la finale di Champions è stato Arteta con il suo blocco basso, o muro, fate voi. Un’occasione creata in 120 minuti, un tiro in porta, 0,51 di xG e 285 passaggi contro gli 889 del PSG. Qualche ripartenza organizzata non è mancata, ma è stato davvero troppo poco per poter vincere. Solo i rigori avrebbero potuto premiare questa interpretazione della partita, ma alla fine anche la dea bendata si è rifiutata di consegnare la Coppa dalle Grandi Orecchie a chi ha fatto così poco per meritarla.
In questa partita, Arteta mi è sembrato una versione moderna di Allegri.
Ciao Leão, leggo. E aggiungo: meno male. Il portoghese ha dichiarato di voler andare via per giocare in un altro campionato. Si accomodi pure, ma dovrà accontentare il Milan portando una proposta importante.
Il club, in questi anni, gli ha dato molto di più di quanto lui abbia dato a questa gloriosa squadra. La separazione è giusta e doverosa, ma Leão, giocatore discontinuo e spesso poco rispettoso, esca dal club con dignità e nel rispetto del Milan.
Jolly
Il jolly potrebbe pescarlo la Nazionale italiana: l’occasione Guardiola sarebbe da cogliere a tutti i costi. Per il movimento calcistico italiano sarebbe una carta di valore inestimabile.
Una scelta che porterebbe entusiasmo, idee nuove e un forte segnale di cambiamento. Pep sarebbe l’uomo giusto per provare a cambiare un calcio vecchio e ormai in declino. Rappresenterebbe una speranza concreta per rianimare il movimento e riaccendere la passione per l’azzurro.
Vi prego, prendete Pep...











