Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuolo
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche

Haaland elimina Ancelotti. Scandalo Balogun. Lazio: tifosi altro atto d'amore.

Haaland elimina Ancelotti. Scandalo Balogun. Lazio: tifosi altro atto d'amore. TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Marco Piccari
autore
Marco Piccari
Oggi alle 14:35Il Due di Piccari
La Norvegia mostra gioco e il marziano Haaland. Ancelotti che botta!! Infantino cambia le regole. Gila e Dragusin colpi difensivi. Il Due di Piccari del direttore di TMWRadio

Due di cuori
Ci sono proteste che nascono dalla rabbia e altre che raccontano, prima di tutto, un atto d'amore. Quella dei 25.000 tifosi della Lazio appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Qualche giorno fa una marea biancoceleste a Roma è scesa in strada per ri-cordare che un club non è soltanto un bilancio, una gestione o un presidente: è una storia, un'identità, un popolo.
Il messaggio indirizzato a Claudio Lotito è stato netto, forte, impossibile da ignorare. La distanza tra la proprietà e il sentimento della piazza è sempre più profonda.
La Lazio è fatta di appartenenza, memoria e passione. È un patrimonio costruito in oltre un secolo di emozioni, tramandato di padre in figlio. Quando 25.000 persone decidono di scendere in strada non per festeggiare un trofeo, ma per difendere ciò che sentono proprio, significa che il calcio riesce ancora a essere molto più di un semplice risultato. È un grido di libertà, la richiesta di poter continuare a riconoscersi nella propria squadra. E quel grido merita di essere ascoltato, non liquidato come una semplice contestazione. Serve un netto cambiamento che deve coinvolgere la politica e il calcio. Non si può andare avanti in questo modo.
Il cuore, però, lo conquista anche la Norvegia. Al Mondiale mette in scena una bella impresa, eliminando il Brasile dal torneo con una prestazione che profuma di calcio moderno: organizzazione, coraggio, qualità tecnica e idee chiarissime. Per lunghi tratti i norvegesi hanno nascosto il pallone ai brasiliani. Paradosso affascinante dell'evolu-zione del calcio: la Norvegia ha fatto il Brasile.
E poi c'è Erling Haaland. Il centravanti che conferma una verità antica: un numero 9 non ha bisogno di essere protagonista per novanta minuti per lasciare il segno. Si vede poco, ma si sente tantissimo. Tocca pochi palloni, ma quelli decisivi. Due occasioni, due gol. Una doppietta da attaccante vero, di quelli che vivono per l'istante in cui la partita passa davanti ai loro piedi. Mentre gli altri costruiscono, lui conclude. Ed è proprio questa capacità di trasformare il silenzio in rumore che rende i grandi bomber diversi da tutti gli altri. Norvegia e Haaland fanno paura.

Due di picche
Deludente il Mondiale del Brasile. La Seleção saluta la competizione agli ottavi di finale, un risultato che sembrava impensabile alla vigilia e che riporta alla mente un precedente lontanissimo: era dal 1990 che i verdeoro non uscivano così presto dalla Coppa del Mondo.
Inizia nel peggiore dei modi l'avventura di Carlo Ancelotti sulla panchina brasiliana. È vero, il tecnico italiano non aveva a disposizione il Brasile più forte degli ultimi decenni, ma era lecito aspettarsi una squadra con un'identità più definita e, soprattutto, capace di imporre il proprio gioco. Invece la Seleção è apparsa lenta, prevedibile e priva di idee.
Contro la Norvegia sono arrivate alcune occasioni da gol, ma il Brasile non ha mai trasmesso la sensazione di avere il controllo della partita. Diciamolo: in questo Mondiale la nazionale di Ancelotti non ha mai convinto e, forse, avrebbe meritato di uscire già contro il Giappone se la fortuna non le avesse sorriso.
Nessuno considerava questa Seleção la principale candidata al titolo, ma un'eliminazione agli ottavi rappresenta comunque un fallimento per una nazionale abituata a frequentare le fasi finali dei grandi tornei. Per Ancelotti il lavoro da fare è enorme: costruire un'identità, restituire fiducia al gruppo e riportare il Brasile ai livelli che la sua storia impone. Il debutto, però, lascia più dubbi che certezze.
Chiudo con il caso Balogun, anzi con lo scandalo. Un cartellino rosso dato e poi tolto, il tutto per consentire al giocatore degli Stati Uniti di disputare la prossima partita. Una pagliacciata, giustificata con l'articolo 27 del codice disciplinare. Meglio definirla un colpo di teatro. C'è chi racconta di una telefonata tra Trump e Infantino: uno avrebbe chiamato, l'altro avrebbe eseguito. Di certo resta il ringraziamento pubblico del presidente degli Stati Uniti alla FIFA. A perdere, però, è il calcio. L'inciucio Trump-Infantino toglie anche quel poco di credibilità a questo sport e al Mondiale. Che vergogna!!! Speriamo almeno nella giustizia del campo.

Jolly
Gila e Dragusin, ecco i jolly pescati da Milan e Fiorentina. I rossoneri sono ormai in chiusura per il difensore della Lazio e, beffando il Napoli, hanno trovato sul mercato un gran bel jolly per la retroguardia. Personalità, tecnica e applicazione tattica sono le qualità del centrale, in grado di elevare sensibilmente il livello del reparto difensivo del Milan. Una mossa da Scudetto. Non è da meno il colpo Dragusin della Fiorentina. Dal Tottenham arriva un difensore che può puntellare nel migliore dei modi la retro-guardia di Grosso. Un'operazione complessiva da quasi 20 milioni di euro. Un altro segnale importante del mercato firmato Paratici.
Gila e Dragusin: la costruzione parte dal basso.

Primo piano
TMW Radio Sport
Serie A
Serie B
Serie C
Pronostici
Calcio femminile