Balogun salvato dalla FIFA: nel 1962 Garrincha giocò la finale dopo essere stato espulso
Dagli archivi dei Mondiali spunta un altro precedente - oltre a quelli di Bellingham e Cristiano Ronaldo - legato a un giocatore che, come Folarin Balogun, pur essendo stato espulso, giocò la partita successiva. E non un calciatore qualsiasi, ma Garrincha, star del Brasile di Pele che si impose nell’edizione del 1962. L’ala verdeoro, però, a differenza di Balogun non era stata affatto squalificata. La sua, più che altro, è la storia di un calcio d’altri tempi.
Garrincha fu espulso nella semifinale vinta 4-2 con il Cile padrone di casa, dopo una reazione su Eladio Rojas, e sembrava destinato a saltare la finale contro la Cecoslovacchia. All’epoca, però, il quadro disciplinare era molto diverso da quello attuale: niente cartellini come li conosciamo oggi - sarebbero stati introdotti solo dal 1970 - e maggiore margine decisionale per la commissione disciplinare della FIFA.
Il caso assunse anche contorni diplomatici: il guardalinee che aveva segnalato l’episodio all’arbitro si rifiutò di firmare il referto ufficiale, per le pressioni dell’opinione pubblica. Gli stessi tifosi cileni presentarono una petizione, sostenuta dal presidente Jorge Alessandri, per chiedere che Garrincha potesse giocare la finale. L’arbitro sostenne di non aver visto il fallo, il risultato fu clamoroso: nessuna squalifica effettiva, solo un richiamo, e Garrincha regolarmente in campo nella finale vinta 3-1 dal Brasile. Le differenze con il caso Balogun, squalificato e di fatto graziato - chissà se sconterà mai quel turno di stop -, sono in compenso abbastanza lampanti.






