Alti e bassi prima della rinascita a Frosinone. Grosso, il tecnico della promozione
Se la carriera del Fabio Grosso calciatore è fatta di tanta gavetta, con il triplo salto carpiato in avanti dalla C2 col Chieti alla Serie A col Perugia che ha poi dato il là all’approdo in Nazionale culminato con il titolo mondiale del 2006, quella del Grosso allenatore lo ha visto catapultato dalle giovanili della Juventus direttamente in Serie B. Prima con il Bari con cui concluse al settimo posto il suo primo anno venendo poi eliminato ai playoff promozione nonostante una situazione precaria con la società che poi fallirà a dovrà ripartire dalla Serie D. L’anno successivo sarà ancora in cadetteria, questa volta sulla panchina dell’Hellas Verona che però decise di esonerarlo a poche giornate dal termine mentre era in piena corsa promozione. Poi la parentesi negativa di Brescia, forse l’unica scelta errata della sua carriera fin qui, durata appena tre gare, le uniche in massima serie finora, e la ripartenza dalla Svizzera dove arrivò un altro esonero da parte del Sion.
Una carriera che sembrava aver preso una piega discendente prima ancora di poter decollare che però non spaventò il Frosinone. Nel marzo del 2021 infatti arriva la chiamata dei ciociari per sostituire l’ex compagno in azzurro Alessandro Nesta e fu subito salvezza. L’anno successivo arrivò un fallimento, se così si può chiamare, con il mancato accesso all’ultima giornata a quei playoff che erano l’obiettivo della società. Un mancato piazzamento che però non ha portato a una rivoluzione, visto anche il gioco espresso e i talenti lanciati – Zerbin e Gatti su tutti - dalla squadra. La dirigenza infatti ribadisce la fiducia in lui e viene ripagata da una stagione superlativa in cui Grosso viaggia con quasi il 60% di vittorie, continua a lanciare giovani talenti – da Oyono a Mulattieri passando per Boloca, Turati e Caso – con un gioco moderno, capace di trasformarsi nel modulo, ma non nella sostanza. Se la base è il 4-3-3 in questi due anni e mezzo abbiamo visto Grosso cambiare spesso pelle alla propria squadra, non disdegnando la difesa a tre quando necessario, o i tre rifinitori alle spalle di una punta. Qualità che ne fanno uno dei tecnici più interessanti di quella cadetteria che continua a essere palestra importantissima per tanti giovani tecnici emergenti che si stanno affermando anche in Serie A.






