Corvino si congeda da Lecce e spiega i motivi: "Lascio uno dei club più in salute d'Europa"
"Difficile per me parlare, quella con il Lecce è una lunga storia d'amore che non si può raccontare in pochi minuti". Pantaleo Corvino lascia il Lecce. E lo fa con una lunga conferenza stampa affiancato dal presidente Sticchi Damiani. "Il motivo per cui siamo qui - sottolinea l'ormai ex responsabile dell'area tecnica - interessa me e il Lecce, quello che è stato in questi tredici anni. Questa mia decisione la società la sapeva e si era percepita anche all'esterno. In certi momenti ho fatto presente un mio stato d'animo naturale, spontaneo. Ultimamente io e mio figlio siamo stati chiamati in causa in un'inchiesta sul sistema calcio, ma non siamo turbati perché non abbiamo fatto nulla. Sono stato nel calcio 52 anni, ho vissuto il calcio dei marciapiedi e quello del professionismo. Ho lavorato circa dieci anni a Casarano, con la famiglia Filograna, sette anni a Lecce con la famiglia Semeraro e col presidente Moroni che oggi è qui, sei anni sempre con la famiglia Sticchi Damiani e tutti i soci, dieci anni con la famiglia Della Valle, due anni con la famiglia Saputo. Quando ti scelgono queste famiglie devi essere orgoglioso".
"Bisogna avere dei sogni, senza sogni non si può vivere. I sogni vanno poi coltivati, difesi, bisogna avere la forza per raggiungerli. Bisogna anche sapersi rialzare dopo le cadute e non esaltarsi dopo i successi. Io sognavo di fare il d.s. del Lecce, quel sogno si è avverato. Oggi sono qui per spiegare perché questo sogno si sta interrompendo. Il mio percorso è stato divisivo, mi sono chiesto il perché. Ognuno fa quel che può, io sono un manager e i manager devono essere aziendalisti, devono sottostare alle linee programmatiche del club".
Corvino sui motivi dell'addio
"Il presidente mi ha voluto in un momento in cui avevo ancora due anni e mezzo di contratto a Firenze. Sono venuto qui per portare in salute il club, ho accettato la sfida. Al presidente ho detto di non essere più nelle condizioni di poter dare il massimo alla società, ai tifosi, al territorio e a chi mi stima. Non ho più le forze e le energie. Le ultime le ho consumate nell'ultimo periodo. Le partite si vincono in campo e fuori e abbiamo fatto tanto anche fuori dal campo per ottenere i risultati che abbiamo raggiunto. Non volevo tradire la società e i tifosi, se l'avessi detto prima avrei creato turbolenze nello spogliatoio. I giocatori e i tifosi l'hanno saputo dai giornali, mi è dispiaciuto. Arriva un momento nella vita in cui la corsa si deve fermare. La passione ce l'ho ancora, ma se non hai le forze devi fermare la mia corsa. Mi dispiace, avrei voluto averne ancora per dare qualcosa al Lecce. Il Lecce non può aspettare me, non so quanto tempo ci vorrà per ritrovare la forza che mi ha contraddistinto. Voglio vincere altre corse, mi sento un cavallo di razza, non voglio morire in casa, i cavalli di razza muoiono in pista".











