Fabregas: "Non capisco quei club che ingaggiano giocatori che un allenatore non conosce"
Tra i punti di forza del Como che hanno permesso a Cesc Fabregas di centrare la Champions League al secondo anno in Serie A, c'è sicuramente la sinergia completa che vi è in ogni aspetto della società: dalla dirigenza, al compartimento tecnico fino ai giocatori.
Lo stesso tecnico spagnolo ha parlato di questo aspetto, sottolineando come prima dell'acquisto di un nuovo ragazzo, osserva molto la componente umana: "Io nei miei incontri la prima volta non parlo mai di calcio, ma solo di vita personale. Voglio capire la loro mentalità, spiegare loro chi siamo, come lavoriamo. Prima si definiscono alcuni aspetti chiari sulla cultura della squadra e del club e solo dopo si inizia a parlare di calcio". Un metodo che si è decisamente rivelato vincente visto quanto fatto: "Io credo ciecamente nei mei giocatori e non capisco quei club che ingaggiano un calciatore senza che l'allenatore lo conosca. Siamo noi tecnici che dobbiamo farli giocare e migliorarli. Questo è l'aspetto che più amo del nostro lavoro: passare del tempo con i giocatori, soprattutto con i più giovani, e aiutarli a migliorare. Li tratto come se fossero miei figli".
L'approccio ha permesso a giocatori meno noti di mettersi in luce. L'esempio lampante è il portiere Butez, arrivato da quasi sconosciuto e diventato il meno battuto della Serie A: "Cercavamo un profilo abile con i piedi. I suoi dati erano buoni, ma non eccezionali. Invece è stato una sorpresa incredibile. Ha capito in fretta il nostro modo di giocare, se gli proponiamo 4 soluzioni lui trova sempre anche la quinta migliore di quelle che gli abbiamo proposto. E' stato un acquisto fantastico".






