Il caos calendari nascondeva il bottino: quanto vale qualificarsi alla Champions League
Il caos orari relativo alla 37ª giornata del campionato di Serie A ha fatto perdere di vista, in alcuni frangenti, quanto vi fosse in gioco. Il derby di Roma e le partite collegate (Pisa-Napoli, Juventus-Fiorentina, Genoa-Milan e Como-Parma) sono infatti rilevanti per la corsa alla Champions League. Cioè il primo e principale vero obiettivo di quasi tutte le big, anche più importante dello scudetto. Follow the money, diceva qualcuno.
Quanto vale qualificarsi. La sola partecipazione alla League Phase garantisce, in termini di premio Uefa, 18,62 milioni di euro, ai quali si aggiungono 2,1 milioni per ogni vittoria e 700 mila euro per ogni pareggio. Poi entrano in gioco il piazzamento nella classifica unica, l’eventuale accesso alla fase a eliminazione diretta e il value pillar, la voce che tiene conto anche del peso commerciale e del ranking del club. Per avere un’idea, il Bologna, eliminato nella Champions 2024/2025 al termine della fase campionato, e con un peso storico inferiore ad altri club, portò comunque a casa 35,26 milioni di euro.
Il valore reale della qualificazione, difatti, non è mai fisso. Per una squadra italiana può partire da questa cifra, circa 35 milioni di euro (in termini di soli premi UEFA) e superare i 60 milioni anche senza andare particolarmente avanti nella competizione. A queste somme vanno poi aggiunti botteghino, ricavi commerciali e bonus degli sponsor: voci non uniformi, ma spesso decisive nel bilancio stagionale. Sempre restando alla Champions di due stagioni fa - quella attuale non ha ancora cifre ufficiali - l’Inter finalista chiuse con premi UEFA (esclusi quindi botteghino e altri aspetti correlati) di 136,625. L’Atalanta è arrivata a 67 milioni, la Juventus a 66,42 e il Milan a 61,37. Cifre che, ovviamente, fanno la differenza.











