La scalata del Como di Fabregas: "Né campi, né palestre. Non eravamo un club professinistico"
Ora si gode la Champions League, ma Cesc Fabregas non dimentica la fatica fatta quando, appena arrivato, il Como non aveva neanche un campo di allenamento in cui allenarsi: "Un girono ti allenavi in un posto, il girono dopo in un altro" ha raccontato lo spagnolo, che ha aggiunto: "Non c'era una palestra, né un ristorante. Eravamo in Serie B ma in realtà non eravamo un club professionistico".
Fabregas ha anche ricordato gli inizi da allenatore, con la Under 19 dei lariani: "Mi hanno dato un gruppo di ragazzi ma non potevo ingaggiare nessuno. Avevamo tre difensori, sette centrocampisti, e undici attaccanti. O qualcosa del genere. Ho dovuto inventarmi tutto: giocavamo con di trequartisti come terzini".
Poi, dopo l'addio di Moreno Longo, arrivò la possibilità con la prima squadra in Serie B: "Giocavamo con un 5-4-1 con una difesa molto bassa e tanti contropiedi. Non potevo cambiare tutto a metà stagione. Perciò preferì modificare la fase difensiva più che quella offensiva. Siamo passati da una difesa a cinque a una a quattro, a zona, meno marcatura a uomo e un po' più alti. Poi sono arrivati Goldaniga e Strefezza che ci diedero più stabilità e soluzioni e siamo passati ad un 4-2-2-2. avrei voluto giocare con gli esterni, ma non ne avevo in rosa. Lì trovai un sistema che mi piacque molto e che ci fece crescere e vincere". Fino all'approdo in Serie A.






