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La scalata del Como di Fabregas: "Né campi, né palestre. Non eravamo un club professinistico"

La scalata del Como di Fabregas: "Né campi, né palestre. Non eravamo un club professinistico"TUTTOmercatoWEB
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Niccolò Righi
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Niccolò Righi
Oggi alle 18:15Serie A

Ora si gode la Champions League, ma Cesc Fabregas non dimentica la fatica fatta quando, appena arrivato, il Como non aveva neanche un campo di allenamento in cui allenarsi: "Un girono ti allenavi in un posto, il girono dopo in un altro" ha raccontato lo spagnolo, che ha aggiunto: "Non c'era una palestra, né un ristorante. Eravamo in Serie B ma in realtà non eravamo un club professionistico".

Fabregas ha anche ricordato gli inizi da allenatore, con la Under 19 dei lariani: "Mi hanno dato un gruppo di ragazzi ma non potevo ingaggiare nessuno. Avevamo tre difensori, sette centrocampisti, e undici attaccanti. O qualcosa del genere. Ho dovuto inventarmi tutto: giocavamo con di trequartisti come terzini".

Poi, dopo l'addio di Moreno Longo, arrivò la possibilità con la prima squadra in Serie B: "Giocavamo con un 5-4-1 con una difesa molto bassa e tanti contropiedi. Non potevo cambiare tutto a metà stagione. Perciò preferì modificare la fase difensiva più che quella offensiva. Siamo passati da una difesa a cinque a una a quattro, a zona, meno marcatura a uomo e un po' più alti. Poi sono arrivati Goldaniga e Strefezza che ci diedero più stabilità e soluzioni e siamo passati ad un 4-2-2-2. avrei voluto giocare con gli esterni, ma non ne avevo in rosa. Lì trovai un sistema che mi piacque molto e che ci fece crescere e vincere". Fino all'approdo in Serie A.

Clicca qui per leggere l'intervista completa.

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