Quell'omaggio negato per sistemare la difesa. E il pubblico di Pisa non può salutare Marin
Ultima gara tra le mura amiche alla 'Cetilar Arena', quella persa domenica contro il Napoli, per il Pisa, che chiuderà la stagione di una Serie A persa lo scorso 1° maggio allo stadio 'Olimpico', contro la Lazio: un weekend, quello che chiuderà questa settimana, al quale i nerazzurri non hanno più nulla da chiedere, se non evitare l'ennesima brutta figura dopo quelle rimediate nelle ultime 14 gare, che hanno portato solo 4 punti e hanno evidenziato una squadra scarica, priva di idee e di gioco. La media punti di Oscar Hiljemark è impietosa, 0.29, e in attesa di capire quello che sarà il futuro c'è un'altra questione che tiene banco, quella legata a Marius Marin, uno degli uomini simbolo dei toscani.
Che il centrocampista rumeno avrebbe lasciato il club a fine anno, indipendentemente dalla categoria, era cosa nota, da diverse sessioni di mercato è attenzionato da importanti club, ma - al netto di quella che sia la sua destinazione - un tributo a chi per otto anni ha difeso quei colori era doveroso. E invece non è arrivato. Non certo per colpa del pubblico presente allo stadio domenica. Anzi, proprio i tifosi chiedevano a gran voce l'ingresso in campo del giocatore, per omaggiarlo dopo gli anni passati all'ombra della torre pendente, ma il tecnico non ha ritenuto opportuno concedergli almeno due minuti in campo, quelli necessari a un saluto meritato.
"In questo momento la priorità non è parlare delle singole scelte di campo. In quel frangente della partita avevo l'esigenza di sistemare la difesa e di far entrare determinati giocatori per quel reparto, quindi purtroppo non c'è stata la possibilità di schierarlo", ha dichiarato Hiljemark nel post gara. Classico caso in cui è peggio la toppa del buco. Al momento della prima sostituzione effettuata dai toscani - quella per sistemare la difesa -, il Pisa era già sotto di due reti, e il passivo non è stato neppure contenuto, considerando che Höjlund ha poi siglato il tris partenopeo. Non rispondere alla domande dei giornalisti sarebbe forse stato più opportuno.
Certo, la gestione del match in questi casi appartiene sempre al tecnico, ma in uno scenario ormai da mesi negativo, una piccola nota lieta avrebbe forse ammortizzato la grande delusione che si respira in città. Anche in vista della prossima stagione.











