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Roberto Mancini a 360°: "La Nazionale, l'Europeo, Vialli, Eriksson, e l'Inter"

Roberto Mancini a 360°: "La Nazionale, l'Europeo, Vialli, Eriksson, e l'Inter"TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Daniele Najjar
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Daniele Najjar
Oggi alle 20:23Serie A

C'è Roberto Mancini al Teatro Regio di Parma: l'ex commissario tecnico della Nazionale - e uno dei favoriti per il futuro degli Azzurri - è uno dei personaggi di spicco del Festival della Serie A. "Legendary coach: Roberto Mancini", il nome del panel dedicato al suo intervento, con l'allenatore intervistato da Giorgio Porrà. Di seguito le sue parole raccolte da TuttoMercatoWeb.com: "Sono stato invitato per ritirare un premio e non sapevo dell'intervista, se no non sarei mai venuto", esordisce sorridendo. "Parma è per me una città speciale, dove ho ricordi belli"; ha continuato.

Di Mancini si è sempre detto che è un tipo inquieto, poco diplomatico, che si piace e che gli interessa poco nel piacere agli altri.
"In parte sì. Le persone possono anche migliorare a volte, smussare gli angoli".

Qual è l'offesa ricevuta e mai digerita?
"Ce ne sono tantissime, ma non è che siamo poi così importanti: capita a tanti altri. Ognuno di noi deve comportarsi come è giusto, accettando o lasciando andare. Come gli elogi e le cose belle che ti dicono vanno lasciate andare".

Sulle scuse che avresti dovuto rivolgere a qualcuno?
"A tante persone. Spesso l'ho fatto. Capita a tutti di sbagliare e chiedere scusa".

Su Balotelli: è ancora icona globale. Perché? Qual è il segreto? Visto che è stato citato dal sindaco di New York che lo ha definito uno dei migliori attaccanti della storia.
"Per questo lui fa il sindaco di New York e non l'allenatore (ride, n.d.r.). Mario è stato un grande calciatore, scherzi a parte, come hai detto ha fatto di tutto per auto-sabotarsi, ma qualcosa ha fatto. Un bravo ragazzo, una persona perbene, non tutti lo conoscono. Da fuori si danno giudizi che non sono reali".

L'abbraccio con Vialli dopo l'Europeo: in che modo continui a coltivare l'amicizia con lui dopo la sua morte?
"Ci siamo conosciuti da ragazzini, abbiano passato gli anni più belli della nostra vita assieme. Luca era una persona speciale in tutto, non solo uno dei migliori attaccanti del mondo in assoluto. Un uomo con qualità incredibili. Quando perdi un amico così qualcosa accade. Perdi un punto di riferimento. Come aver perso un fratello per me".

Il significato dell'abbraccio?
"Non ci sono state parole. Siamo tornati a Wembley davanti a 84mila tifosi inglesi, tornando dopo 30 anni aver perso la Coppa Campioni con la Samp. Sapendo cosa avevamo fatto, vincendo lì l'Europeo, in quell'abbraccio c'à stato tutto, anche sapendo cosa gli poteva accadere dopo".

Gli ultimi 5 anni della vita di Vialli sono stati un esempio di dignità.
"Sono stati 5 anni incredibili dove ha dimostrato una forza straordinaria. Anche dopo l'Europeo doveva tornare per fare le cure, ma poi tornava subito perché voleva stare vicino alla squadra in ogni momento. Diceva sempre che non bisogna sprecare nessun momento, perché in ogni momento possono accadere cose inaspettate".

Boskov diceva che tu e Vialli andavate a letto con il pigiama della Samp. Ma era vero o una metafora?
"Ci andava vicino, sapeva che facevamo tante cose con i colori della Samp, per cui poi diceva che quello era il pigiama, diciamo dunque che era vero. 10 anni nella stessa stanza? Perché ad un certo punto ha iniziato a russare e abbiamo chiesto il divorzio (ride, n.d.r.). La nostra coppia in campo? Il merito era di Mantovani e della sua lungimiranza".

Boskov diceva che gli allenatori sono come le minigonne: un anno li uso, quello dopo le butti in armadio.
"È così ed è ancora attuale. Il primo giorno ci disse: voglio tutti senza barba e pronti per l'allenamento. Pensammo: "Ma chi è arrivato?". Ci avveva fatto pensare che potessimo davvero diventare il Real Madrid".

Vi chiamava "merde"?
"Ogni tanto gli scappava, quando perdevamo". Mancini poi fa l'imitazione di Boskov dal palco.

È vero che vi ha detto "merde tornate in camera" quando gli avevi chiesto di cambiare albergo?
"Corretto. Era un ritiro estivo a Londra, ma l'albergo era assurdo. In camera c'erano i letti sporchi. Dissi che dovevamo cambiare. E lui: "Come facciamo a cambiare albergo?". Chiamai il presidente e lui ci fece cambiare albergo. Ma lui era d'accordo".

Vialli voleva diventare presidente della Samp, ma non ci è riuscito. C'è l'idea per te di tornare lì?
"Per quello che avrebbe voluto fare Luca sì, ci sarebbe questa idea, non so se sarà percorribile, però sì: potrebbe essere".

Sugli assist?
"A me piaceva avere la palla, colpirlo e così la palla andava in gol. Così gli dicevo: tu mettiti lì, io ti colpisco e faccio gol. Mi piaceva fare l'assist. Luca faceva di tutto per fare gol, viveva per questo e io ero molto felice di fargli assist".

Mancini da allenatore ha superato il Mancini calciatore?
"Quando fai l'allenatore devi avere il talento dentro. Non dipende più da te che sei in campo e con una giocata puoi far vincere la squadra. Devi mettere i giocatori nelle condizioni giuste, spiegare bene cose tattiche e non solo. Se uno ha talento lo può avere da giocatore e da allenatore, poi tutto si migliora".

In Parma-Lazio, di tacco, hai fatto il gol più bello?
"Sì, anche per questo dico che per me Parma è speciale. Quando giochi non ci pensi, ora che non gioco più e ricorre l'anniversario magari sì".

Fra pochi giorni ricorre il gol di Maradona contro l'Inghilterra e la mano de Dios. Quando accadono questi prodigi sono frutto di miracoli o del genio?
"Non sono miracoli. Io quel gol di tacco lo avevo fatto almeno tre volte in allenamento. Chissà Maradona quante volte avrà dribblato tutti facendo gol. Queste cose avvengono perché i giocatori hanno talento".

Messi un poster, Maradona una bandiera? O in questo Mondiale può tornare in equilibrio il paragone?
"Io penso che Maradona sia il migliore, ma non è che si possa dire che Messi sia una figurina, qualcosa ha fatto e penso possa fare un ottimo Mondiale".

La vittoria dell'Europeo è la tua migliore?
"Vincere non è mai semplice, ogni vittoria è importante. La vittoria dell'Europeo è stata qualcosa di straordinario, la metto sopra a tutte le altre. Sono stati 4 anni dove non abbiamo mai perso, con un record che è ancora lì di 37 partite senza sconfitte, record di tutto il mondo del calcio anche più del Brasile di Pelé. Partivamo sempre per attaccare e non per difendere. Non volevamo aspettare per poi cercare qualche contropiede. Sono stati bravi i ragazzi a crederci ogni giorno ed a farlo".

Su tutto questo ha inciso la tecnica di dialogo di Vialli?
"Sì, i suoi discorsi ai ragazzi erano emozionanti. I ragazzi erano concentratissimi quando Luca gli parlava. Il discorso prima di Wembley fu incredibile. È stato molto importante per tutti".

Su Eriksson.
"Il fatto che abbia fatto un pellegrinaggio in tutte le squadre in giro per l'Europa e che tutti lo abbiano omaggiato con affetto fa capire che tipo di persona straordinaria fosse. Era un personaggio amato da tutti. Non era molto italiano? Ma si è "italianizzato" subito, potevano dargli anche il passaporto per me. Ha amato subito l'Italia e sposato il tipo di vita che si fa qui. Se non si arrabbiava mai? Al massimo poteva diventare un po' rosso, ma era veramente gentile con tutti".

Il miglior allenatore oggi? Ti piace Luis Enrique? Ha messo d'accordo risultatisti e giochisti?
"Quando si vince, chi vince è migliore e gioca meglio quasi sempre. Può accadere qualche volta che è il tuo anno e vinci anche senza giocare bene. Il PSG lo ha fatto per due anni e Luis Enrique è straordinario".

Chivu ti è piaciuto quest'anno?
"Sì, lui lo conosco, lo presi io all'Inter dalla Roma. Un ragazzo perbene, conosce il calcio, molto educato. Aveva fatto bene anche a Parma subentrando e non era semplice. All'Inter però è stato straordinario. L'Iner ha una squadra fortte, però è stato bravo. L'empatia? L'empatia è fondamentale in una squadra, è alla base di tutti i successi".

Tit ha colpitto la rimonta Champions della Roma?
"Sì, è stato bello il fatto che a parte per l'Inter e due retrocessioni è stato tutto in ballo fino alla fine".

Qatar, Arabia: hai ottenuto quello che aspettavi?
"No, no".

Hai voltato pagina quindi.
"Sì".

Gli italiani secondo te ti ricordano ancora per quell'Europeo o è cambiato qualcosa?
"Non lo so, spero di sì. È stato un momento molto bello. Quando incontro i ragazzi che all'epoca avevano 13-14 anni mi ringraziano per quell'Europeo e mi fa molto piacere".

Il calcio è minacciato in Italia da altri sport?
"No. Se rimane la stella polare? Sì, penso di sì. È bello avere Sinner, altri grandi tennisti, un grande pilota in Fornula Uno e tutti gli altri grandi sportivi, più sportivi bravi abbiamo e meglio è. L'Italia ha sempre sfornato grandi sportivi. Ma il calcio rimane sempre il calcio e rimane difficile da battere anche se questo è un momento difficile da battere".

Qual è stata la tua prima emozione legata alla Nazionale?
"Ricordo bene Argentina '78. Iniziai a giocare ed entrai nella pre-lista dell''82. Ma al di là di questo sono molto legato alla Nazionale dell''82, per come arrivò quella vittoria. Sembrava che dovesse tornare subito a casa e invece iniziò una cavalcata incredibile".

Dopo un gol in Nazionale ti eri arrabbiato con qualcuno in tribuna. Con chi ce l'avevi?
"Credo con qualche giornalista che aveva scritto delle cose nei giorni precedenti. Sono cose di gioventù di cui poi ti penti".

Mai giocato un minuto nelle fasi finali di un Mondiale.
"Mi manca, sì. Anche per colpa mia. Ho preso anche delle decisioni sbagliate, quando sei giovane fai errori e pensi sempre di essere nel giusto, avere qualcuno che ti consiglia può essere importante".

Moratti metteva la vostra felicità al primo posto?
"Credo che le vittorie dell'Inter siano tutto merito di Moratti. Aveva e ha una passione per l'Inter incredibili. Prendeva giocatori bravissimi, il merito è tutto suo".

Cosa dirà Vialli di questa chiacchierata?
"Starà ridendo in questo momento".

Fonte Dal Festival della Serie A, a Parma
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