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Lo sgambetto di Abodi che fa arrabbiare Zola (e non solo). Così il governo toglie soldi ai giovani

Lo sgambetto di Abodi che fa arrabbiare Zola (e non solo). Così il governo toglie soldi ai giovani TUTTOmercatoWEB
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Ivan Cardia
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Ivan Cardia
Oggi alle 13:25Serie A

Gianfranco Zola è su tutte le furie. E la cosa fa notizia, dato che l’ex attaccante, oggi vicepresidente della Lega Pro, non è uno abituato ad alzare i toni, anzi. A lasciarlo incredulo, come ha dichiarato questa mattina, è l’ultima mossa di Andrea Abodi. Ieri il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato il decreto-legge recante “Disposizioni urgenti in materia di sport, per lo svolgimento di grandi eventi e l’efficacia del documento di identità”. Tra le varie, una mazzata per i club di Serie C.

Il provvedimento, infatti, introduce un’importante novità per il calcio femminile professionistico, cioè la Serie A Women. L’1% delle risorse derivanti dai diritti audiovisivi sportivi assegnate alla FIGC viene infatti destinato al soggetto che organizza il campionato professionistico di Serie A femminile, cioè una divisione interna alla Federcalcio stessa. È la famosa “mutualità”: si tratta in concreto di poco più di 11 milioni di euro (almeno per la stagione appena conclusa). Il problema è che una parte di quei soldi - che la FIGC utilizza anche, per esempio, per pagare gli arbitri - era destinata alla Serie C, e nello specifico alla Riforma Zola, il nuovo progetto varato per supportare i settori giovanili dei club di terza serie.

Lo spostamento, non comunicato e non condiviso, come ha detto Zola, nasce probabilmente da un tentato “sgambetto” alla FIGC, i cui rapporti con il Governo - sia nel caso del presidente dimissionario Gabriele Gravina, sia nel caso del grande favorito per la successione, Giovanni Malagò - sono meno che pessimi. Il problema è che però quei soldi, spostati dal bilancio federale in favore del calcio femminile, sarebbero stati destinati in gran parte allo sviluppo dei settori giovanili e invece, in questo modo, finiranno di fatto nelle tasche dei club di Serie A. Ecco servito il paradosso.

Come detto, la manovra va a beneficio della Serie A Women: è bene precisare che il campionato non è organizzato dalla Lega Calcio Serie A, che in questa vicenda non c’entra nulla. Vi partecipano, però, 12 società: di queste, solo tre (Ternana, Como e Napoli) non fanno riferimento al club “maschile”. Le altre - Roma, Inter, Juventus, Fiorentina, Lazio, Milan, Sassuolo, Parma e Genoa - condividono la stessa proprietà. E ciascuna, almeno teoricamente (la divisione femminile può anche decidere di organizzare diversamente la divisione delle risorse assegnate dal governo), potrà beneficiare di poco meno di 1 milione di euro.

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