Padova, Calabro: "Bene i nuovi. Stiamo mettendo benzina: normale non essere pimpanti"
Buone indicazioni per il Padova, che supera il Cittadella per 2-0 nel test amichevole disputato in una giornata caratterizzata da temperature molto elevate. Antonio Calabro ha scelto di dare subito spazio ai nuovi arrivati, sfruttando la gara per accelerare il processo di conoscenza e amalgama della squadra. Il tecnico biancoscudato ha analizzato la prestazione, soffermandosi anche sulle soluzioni tattiche provate, sulla condizione fisica del gruppo, sulla scelta di Matteo Lovato come capitano e sul grande entusiasmo mostrato dai tifosi presenti.
Mister, un'analisi della partita. Nel primo tempo forse il Padova ha fatto meglio, mentre nella ripresa ha influito anche il caldo. Hai subito messo in campo i nuovi: Zuelli ha giocato più degli altri perché lo conosci? Volevi vedere subito all'opera i nuovi arrivati tutti insieme?
“Sì, stiamo spingendo tanto in questi giorni, anche a livello climatico, visto il grande caldo. Stiamo lavorando bene e seguendo il programma fisico per mettere in magazzino quelle risorse che poi ci porteremo avanti per tutto l'anno. Ho voluto mettere subito in campo i nuovi perché, come avevo detto in precedenza, sarebbe stato compito mio amalgamare la squadra il prima possibile. Il processo di conoscenza dei nuovi deve portare poi a far sì che questa diventi una squadra. Non è un caso se Zuelli è rimasto in campo per tanto tempo, perché il processo di conoscenza viene accelerato con giocatori che conoscono determinati movimenti e determinati concetti”.
Nel primo tempo avete comunque visto un buon Padova, soprattutto dal quarto d'ora in poi. All'inizio il Cittadella vi ha sorpreso con i lanci immediati sui due centravanti dopo la riconquista della palla?
“No, sorpreso no. Il Cittadella è una squadra forte, con attaccanti che tengono botta e che attaccano molto la profondità, sia i due che hanno iniziato sia quelli che hanno finito. Ho parlato con i ragazzi e nel primo quarto d'ora hanno fatto una fatica immensa a spezzare il fiato, al cospetto delle fatiche fatte in precedenza e della temperatura. Poi ho visto dei segnali positivi. Innanzitutto non aver preso gol, che è una cosa importante, e aver creato i presupposti più di una volta per segnare. Tolto il primo quarto d'ora del primo tempo, nel quale abbiamo subito un paio di cross pericolosi in area, poi non abbiamo concesso niente. Per di più, con la nostra velocità, cioè quella che in questo momento ci è consentita, abbiamo creato i presupposti non solo per i due gol, ma anche per altre situazioni pericolose nella parte centrale del primo tempo. Questa è stata una squadra che mi è piaciuta perché in quella parte della partita abbiamo tenuto anche la squadra alta nelle transizioni avversarie. Sapevamo che erano pericolose, con due attaccanti così veloci e con una gamba che non era delle migliori, considerando anche la temperatura molto calda. Però sono stati bravi”.
La scelta di affidare la fascia di capitano a Lovato da dove è nata?
“È nata dalla condivisione di tante cose. Numero uno, perché è un giocatore che ha militato più anni nel Padova, è un giocatore bandiera, è un padovano. Poi è stata condivisa anche da tutto il gruppo squadra, perché hanno riconosciuto in Matteo la persona giusta. Abbiamo anche detto che non importa chi mette la fascia al braccio. I vari Varas, Fusi, Capelli, che sono giocatori che stanno qui da tanto tempo, possono essere capitani senza indossarla. È una scelta condivisa che è piaciuta a tutti, non soltanto a me e alla società, ma anche alla squadra”.
Era importante oggi non prendere gol e dimostrare solidità difensiva, anche perché nelle due partite precedenti contro Sassuolo e Ospitaletto avevate preso gol a freddo. Era un problema legato anche in quelle occasioni alla necessità di spezzare il fiato?
“È il problema che hanno tutte le squadre che lavorano tanto in questo periodo. Non puoi avere la condizione fisica migliore, è un problema che hanno tutti. Se di problema possiamo parlare in questo periodo, non mettiamo in conto queste cose. Abbiamo fatto un doppio allenamento due giorni fa e ci siamo allenati stamattina. Non è che io possa scaricare il lavoro in vista di un'amichevole che avevamo già preventivato e alla quale tenevamo sicuramente. Il nostro obiettivo è stare bene, poi c'è da stare bene veramente. Quindi si centellinano le risorse, adesso si mette benzina e in questo periodo le mie squadre non sono mai state pimpanti. Anzi, mi preoccuperei”.
In fase di costruzione Zuelli si abbassa tanto e forma i quattro dietro con i tre centrali, ma si è vista anche la ricerca dell'ampiezza con le sventagliate dei braccetti sui quinti.
“Succede a volte di costruire con un 3+2, succede a volte di costruire con un 4+1, con Zuelli che si abbassa. Sono movimenti che non danno punti di riferimento alla squadra avversaria. Ovvio che ci deve essere il tempo per amalgamare queste conoscenze. È altrettanto ovvio che, avendo gli esterni e ricercando sul mercato esterni di gamba e forti nell'uno contro uno, sarebbe un peccato tenerli molto bassi e renderli utili soltanto per la fase di non possesso. Non c'è soltanto l'ampiezza: c'è la profondità, c'è lo spazio. In alcune cose siamo stati bravi. Oggi, per esempio, Lasagna l'abbiamo cercato come andava cercato, l'ampiezza l'abbiamo cercata e a volte forse forzata, mentre l'interspazio l'abbiamo cercato poco. Quindi è lì che, in tutte queste amichevoli e soprattutto oggi contro una squadra che aveva vinto con il Torino fino a tre giorni fa, vediamo come possiamo dire di essere sulla strada del percorso, con tante difficoltà fisiche e tutto il resto della conoscenza e dell'amalgama. Sono difficoltà che in questo momento metti in previsione, ma ce ne saranno sempre altre durante la stagione. L'occhio ancora non mi soddisfa in determinate cose, ma è giusto che sia così ed è normale che sia così”.
Il clima non è ancora da campionato, ma oggi c'era un bel contesto anche a livello di tifo. Che effetto ti ha fatto? E ci sono aggiornamenti su Zanimacchia?
“Devo fare i complimenti ai tifosi venuti in massa, forse erano più di mille. Hanno cominciato a farci sentire il loro calore, a farci capire che cosa ci aspetta sia quando giocheremo in casa sia quando andremo in trasferta. Io penso che il nostro lavoro debba essere fatto per noi, per le nostre famiglie, ma soprattutto per l'ambiente padovano e soprattutto per loro. Tutto quello che verrà messo in campo, quei centimetri e quei millimetri in più che verranno messi in campo, secondo me bisogna metterli soprattutto per loro.vPer quanto riguarda Zanimacchia, ha avuto un affaticamento muscolare e quindi ho ritenuto opportuno non rischiarlo. Sarebbe stato stupido farlo, visto che poi abbiamo un giorno di riposo domani e ci ritroveremo lunedì a preparare un'altra settimana di lavoro”.
Uno dei tratti che si è visto nella tua squadra è l'intensità nei contrasti e nella ricerca della giocata?
“No, nell'atteggiamento. L'intensità ancora non c'è. Nell'atteggiamento qualcosa si è visto, sicuramente tante cose devono essere migliorate, ma secondo me miglioreranno con la condizione fisica. A volte vuoi fare una pressione sui riferimenti in avanti, ma la condizione fisica non te lo permette. Magari vieni superato, magari arrivi in ritardo e questo ti costringe a fare 50-60 metri indietro, oltre a quelli che avresti fatto in avanti. A quel punto la squadra decide strategicamente di rimanere compatta sotto la linea della palla, per ottimizzare le risorse fisiche e poi tenerle adeguate quando si ha la palla. Perché correre a vuoto, correre in ritardo quando la condizione fisica ancora non è quella migliore e andare sui riferimenti alti lo abbiamo fatto a tratti. Quando lo abbiamo fatto male abbiamo preso delle imbucate che non vanno bene, ma ci sta. Ci sta tutto”.






