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Obbedio e il 'modello AlbinoLeffe': "Club visionario. Ma Fabregas ha ragione: Italia povera di talento"

Obbedio e il 'modello AlbinoLeffe': "Club visionario. Ma Fabregas ha ragione: Italia povera di talento"TUTTO mercato WEB
© foto di Uff. Stampa AlbinoLeffe
Claudia Marrone
Oggi alle 12:04Serie C
Claudia Marrone

In un calcio ormai da riformare, e con il terremoto che il disastro legato alla Nazionale ha portato, c'è un isola felice, nel Girone A di Serie C, chiamata AlbinoLeffe, uno dei pochi club italiani che valorizza il proprio settore giovanile, investe nelle strutture e ha il coraggio di far crescere realmente i giovani talenti; ultima prova, i sei titolari under nella gara di ieri vinta con la Pergolettese. Ma una società che dovrebbe esser presa da esempio, in Italia, invece, fa notizia.
Di questo e molto altro, i microfoni di TuttoMercatoWeb.com, ne hanno parlato con il Ds seriano Antonio Obbedio.

Con il disastro Nazionale, si parla di settore giovanili e riforme varie. Perché allora, voi, che da anni seguite un certo progetto, fate più notizia che scuola?
“Innanzitutto perché il riferimento non può essere una società: a fare da scuola sono le Federazioni, che hanno il compito di tracciare linee guida futuribili. Guardando in casa nostra, invece, il 'modello AlbinoLeffe' non fa notizia semplicemente perché non è una novità: le idee e il modus operandi del nostro club sono sostenute, portate avanti e difese dal presidente Gianfranco Andreoletti da oltre 25 anni, attraverso visione, serietà e investimenti concreti, raccogliendo peraltro risultati significativi per l’AlbinoLeffe, comprese cessioni da record come quelle di Doumbia e Zoma, e di riflesso, più o meno grandi a seconda dei possibili punti di vista, per tutto il movimento nazionale. Se lui è un imprenditore ancor prima che un dirigente calcistico visionario, precursore in diversi contesti, la sensazione è che gran parte del movimento non solo non abbia avuto lucidità e visione analoghe nel corso degli ultimi decenni, ma abbia altresì accumulato grande ritardo operativo e strutturale”.

Sono state recentemente portate di nuovo in voga le parole di Fabregas, che ha parlato di assenza di giovani di talento: state dimostrando che non è così.
“Credo, invece, che Fabregas abbia ragione. Premettendo che sono diversi gli esempi di realtà che investono poco o nulla su settore giovanile e strutture, se volessimo fare un’analisi di sistema, in Italia siamo attualmente poveri, molto poveri, di talento. I successi delle nazionali giovanili non possono e non devono trarre in inganno, in quanto - seppur significativi - rischiano di mascherare i reali problemi del nostro sistema giovanile. Nei nostri vivai, si è spesso ancorati a metodologie di lavoro e ideali superati o addirittura non adeguati alle diverse fasce di età dei ragazzi, e questo non solo non ci permette di tenere il passo, in termini di produzione del talento e dunque di competitività, delle nazionali da sempre leader a livello mondiale, ma addirittura non ci permette di competere con selezioni che, con meno tesserati e risorse, stanno divenendo sempre più centrali nel panorama europeo”.

Alla luce di tutto ciò, perché qui non accade come in Germania, dove nel 2002 venne fatta tabula rasa e negli anni si son visti i frutti?
“Perché siamo un paese “anziano” e spesso limitato da logiche politiche che rendono difficile persino la proposta di riforme sempre più necessarie, ancor prima che la loro attuazione".

Che tipo di profilo serve adesso per il calcio italiano?
"Più che del singolo profilo presidenziale, credo sia importante parlare del prototipo di dirigenti sportivi a cui affidarsi: professionisti che siano realmente competenti rispetto allo sviluppo di un settore giovanile moderno. Abbiamo estrema necessità, ispirandoci ma non copiando i modelli di primo ordine, di definire un nuovo sistema che sia in grado di valorizzare le peculiarità italiane. Non faccio nomi, ma è evidente, dunque, come servano subito dirigenti che sappiano abbinare grande formazione ad esperienze di provato successo sul campo”.

Torniamo a voi, e a quanto di buono state facendo: soddisfatto della stagione, almeno fino ad adesso?
“Il raggiungimento della salvezza con ampio margine d’anticipo, nonostante le diverse defezioni susseguitesi durante l’anno, fa sì che i contorni assunti dalla nostra stagione siano già oggi appunto positivi. Siamo soddisfatti, sì, ma non appagati: raggiungere matematicamente i playoff e viverli al massimo delle nostre possibilità darebbe ulteriore valore a quanto di buono fatto in questi mesi. Ci piacerebbe dare ancor più lustro a un campionato che è già da ritenersi di livello sia per i risultati ottenuti sia, a proposito di talento coltivato, per il coinvolgimento concreto, ponderato e meritato di alcuni ragazzi del nostro settore giovanile. La speranza è quella di completare l'opera".

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