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Ospitaletto, Panatti: “Salvezza a un passo, qui ho trovato il mio ambiente ideale”

Ospitaletto, Panatti: “Salvezza a un passo, qui ho trovato il mio ambiente ideale”TUTTO mercato WEB
© foto di Jacopo Duranti/TuttoLegaPro.com
Luca Bargellini
ieri alle 21:24Serie C
Luca Bargellini

Capitano, stakanovista e simbolo della stagione dell’Ospitaletto. Il momento di Michel Panatti è raccontato anche dai numeri: oltre 100 presenze in Serie C e più di 100 con la maglia del club bresciano. Ma soprattutto un dato impressionante in questa stagione: 3.060 minuti giocati su 3.060 disponibili.

Un rendimento totale per il capitano arancioblù, che scherza anche sulla buona sorte che lo ha accompagnato fin qui: “Mi piace parlare di fattore C - racconta a Sky Sport Insider -. A cosa si riferisca la C lo lascio alla vostra immaginazione. A Brescia per esempio penso di essere stato graziato, perché avevo fatto un fallo da giallo che non mi è stato dato. Ma va bene così. Il fatto che le abbia giocate tutte è frutto di un lavoro che porto avanti da anni con lo staff e con l’allenatore, Quaresmini, che è con noi fin dall’Eccellenza. Avendo fiducia, le cose funzionano meglio”.

I 200 chilometri al giorno
La stagione di Panatti è resa ancora più particolare da una scelta personale: ogni giorno percorre circa 200 chilometri tra andata e ritorno per allenarsi senza lasciare la propria famiglia. “È una scelta che ho voluto fare e che non rimpiango. Io sono di Erba e vivo a Merone con mia moglie e mia figlia Cecilia. Da quando sono andato a convivere ho scelto di avere un punto fisso nella mia vita. In più ci sono tanti ragazzi che arrivano da Bergamo o Milano: facciamo una sorta di BlaBlaCar personalizzato, dividiamo i passaggi e la fatica non si sente”.

La nuova vita da padre ha cambiato inevitabilmente anche le abitudini quotidiane: “Le ore di sonno forse pesano un po’ di più! Ma anche questo fa parte del gioco: Cecilia è scatenata, però è la gioia della nostra vita. Domenica, dopo la partita con la Giana Erminio, era allo stadio ed è scesa in campo. Sembrava volesse darmi indicazioni”.

Gli errori del passato
A 32 anni Panatti guarda anche al percorso che lo ha portato fin qui, partendo dalla Primavera della Fiorentina, dove ha condiviso lo spogliatoio con talenti che poi hanno fatto strada: Federico Bernardeschi, Khouma Babacar, Ryder Matos, Haris Seferović e Michele Camporese. “Il giovane che era nella Primavera della Fiorentina non è il giocatore che si vede adesso. Ho cambiato il modo di vedere la mia professione. Noi giocatori siamo giudicati ogni giorno e a volte si pensa troppo a cosa vogliono gli altri da noi. Io mi sentivo già affermato, ed è stato un errore. Probabilmente non ero maturo per fare quel tipo di percorso”.

L’obiettivo salvezza
Il presente però è tutto legato all’Ospitaletto e al traguardo ormai vicino. “Il primo obiettivo è raggiungere la salvezza aritmetica. Ci manca un punto per evitare i playout. Abbiamo fatto un buon campionato e voglio restare qui: questo è il mio ambiente ideale, l’ho capito subito. Ho ancora un anno di contratto e spero di prolungare”.

Panatti non considera neppure un passo indietro la scelta fatta negli ultimi anni: “Scendere di categoria non è stato difficile, anche perché l’ho scelto io. Non è stata una soluzione dell’ultimo giorno di mercato. Chi pensa che sia uno step indietro, sbaglia”.

Il futuro
Guardando oltre il campo, il capitano dell’Ospitaletto ha già le idee piuttosto chiare: “Non mi vedo allenatore, preferisco una vita più stabile per stare con la mia famiglia. Potrei fare il dirigente o l’agente, ma sto anche pensando a una carriera alternativa: mi sto informando per diventare assicuratore. Voglio dedicarmi il più possibile alla mia famiglia. È un impegno che non mi pesa. Ed è come essere sempre in campo”.

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