Il Barone e l'Uomo del Filadelfia: quel destro nel derby apice del Tremendismo Granata
Un episodio da far west che ha segnato l'apice del "tremendismo granata" e che la cronaca dell'epoca ha consegnato alla leggenda sportiva.
Il fatto: provocazione e KO a bordo campo
Sotto un cielo di piombo, la Juventus batte il Torino per 1-0. Al triplice fischio dell'arbitro, la tensione accumulata in campo devia rapidamente verso le panchine. Franco Causio, soprannominato "Il Barone", si lascia andare a un gesto di troppo: si avvicina alla panchina granata sventolando un applauso ironico e beffardo direttamente in faccia a Gustavo Giagnoni, l'iconico tecnico sardo del Toro famoso per il suo inseparabile colbacco.
Giagnoni, uomo di grinta e di temperamento fumantino, intima al bianconero di allontanarsi. Di fronte all'ennesimo insulto sarcastico, scatta la reazione immediata: il tecnico granata parte come una molla, carica il destro e sferra un cazzotto in pieno volto a Causio, che crolla a terra tramortito sul prato del Comunale, travolgendo persino il guardalinee.
Dal timore della squalifica al trionfo popolare
Subito dopo l'aggressione, il clima si fa pesantissimo. Giagnoni, assalito dal rimorso e dal timore di pesanti sanzioni della giustizia sportiva – o persino di risvolti legali –, lascia Torino per rifugiarsi qualche giorno nella sua Sardegna, con una mano vistosamente gonfia
La sorpresa più grande arriva però il martedì successivo, alla ripresa degli allenamenti al campo Filadelfia;
L'accoglienza dei tifosi: Convinto di subire una dura contestazione, l'allenatore viene invece accolto in trionfo da oltre mille sostenitori granata.
L'idolo del popolo: La piazza torinista, storicamente opposta al potere economico e politico della Juventus della Fiat, elegge Giagnoni a eroe popolare per non essersi piegato alla derisione degli avversari
Quello scontro fisico, nato da uno sfottò di troppo a fine partita, è rimasto impresso negli annali come il manifesto di una rivalità cittadina aspra, viscerale e orgogliosa, dove il rettangolo di gioco era lo specchio di una vera e propria contrapposizione sociale.
Il Giudice Sportivo deliberò appena tre giorni dopo il derby, applicando una mano piuttosto leggera: inflisse due giornate di squalifica sia a Gustavo Giagnoni che a Franco Causio. Dal referto dell'arbitro Panzino emerse che la reazione violenta del tecnico era stata ampiamente provocata dagli insulti e dagli sberleffi del calciatore bianconero.
Quell'anno la Juventus si piazzò al secondo posto dietro la Lazio di Mestrelli e Chinaglia mentre il Torino di Giagnoni arrivo' al quinto posto.
Franco Causio cercò inizialmente di minimizzare l'accaduto, dichiarando alla stampa di non aver fatto nulla per meritare una simile aggressione. "Il Barone" sostenne con fermezza di essersi limitato a un applauso ironico e a uno sfottò puramente calcistico legato alla vittoria, respingendo l'accusa di aver insultato pesantemente il tecnico o la sua famiglia.
Negò sempre le offese più gravi. Sostenne che la reazione di Giagnoni fosse stata spropositata, dettata solo dal nervosismo per la sconfitta nel derby e dall'esasperazione per lo sberleffo a caldo.La versione di Giagnoni:
Al contrario, l'allenatore del Torino dichiarò pubblicamente: "Causio ha tirato in ballo mia madre. Non era il caso". Giagnoni spiegò di averlo prima avvertito di allontanarsi e di aver colpito il giocatore solo dopo che l'insulto aveva superato il limite dell'onore personale.
La pace negli anni successivi
Nonostante le scintille di quel 1973, il tempo ha completamente sanato la frattura. Negli anni successivi, i due ebbero modo di chiarirsi e di lasciarsi l'episodio alle spalle. Paradossalmente, nella stagione 1980-1981, Gustavo Giagnoni si sedette sulla panchina dell'Udinese e si trovò ad allenare proprio Franco Causio. Entrambi dimostrarono grande maturità professionale, stringendosi la mano e lavorando insieme senza alcun rancore residuo.











