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Morrone e le elezioni federali: "Si parla solo di nomi. Ma servono invece i programmi"

Morrone e le elezioni federali: "Si parla solo di nomi. Ma servono invece i programmi"
Claudia Marrone
venerdì 8 maggio 2026, 11:33Altre Notizie
Claudia Marrone
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A Tutta C
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Nel corso della diretta mattutina di A Tutta C, il format di TMW Radio interamente dedicato al mondo della Serie C, è intervenuto Alfonso Morrone, presidente Adicosp e FIDS, con la prima associazione che proprio lunedì ha organizzato la settima edizione del Gran Galà, che ha premiato i personaggi di spicco della passata stagione calcistica.

Tra i quali è figurato il Ds Antonio Obbiettivo, uomo mercato di quel Casarano che è ora un mina vagante nei playoff di Serie C: "Non voglio fare il profeta - ha detto Morrone -, ma se andate a rileggere le mie dichiarazioni proprio sulla vostra testata, ho sempre detto il Casarano poteva essere una sorpresa. Perché l'anno scorso, con Adicosp, siamo andati a far visita ai nostri iscritti, e tra questi proprio Obbiettivo. Mancavano da molto tempo da Casarano: quando ho visto la struttura, il convitto, ho visto una grandissima organizzazione - già erano primi in classifica -, ed era quindi facile pronosticare un roseo futuro. Poi, saper vincere sul campo è un'altra cosa ancora, e questi playoff sono un gran merito di società, dirigenti e calciatori. Evidentemente sanno lavorare e sanno organizzare bene, quindi è tutto strameritato. E il premio di Antonio Obbiettivo, a parte per l'anno scorso, è stato anche come riconoscimento alla sua lunga carriera, concentrata sempre su molti club importanti pugliesi; è un coronamento del suo lavoro".

Casarano e Pianese, comunque, sono le note liete, le sorprese, di questi playoff.
"Penso ancora di più la Pianese, perché poi è un piccolo centro rispetto a Casarano, che ha anche una tradizione calcistica importante: uno dei più grandi Ds, Pantaleo Corvino, esce da Casarano, per fare un esempio. Anche sulle figurine Panini ricordo il club. Diciamo che sono stati bravi a organizzarsi, ma in una piazza comunque con molta tradizione. La Pianese era solida e organizzata, e quello ottenuto è il coronamento di un percorso sportivo partito da lontano e che ogni anno si consolida sempre di più nel panorama professionistico".

Comunque, nel corso del Galà, si è parlato non solo di calcio giocato, ma anche di quello che aspetta il calcio in generale a livello federale.
"Noi ospitiamo tutte le istituzioni nelle nostre cerimonie. C'era il presidente Abete, con cui prima di iniziare questo grande evento ho fatto anche una bella chiacchierata. Il mio rammarico, che ci tengo a precisarlo, è innanzitutto che bisogna sentire anche le altre componenti che non vanno a votare il 22 giugno, come già avevo detto i direttori e i dirigenti non hanno potere di voto e questa è una cosa che bisogna sanare. La legge Melandri deve essere cambiata. Io, anche come capo dipartimento sport di Azione, cercherò di sensibilizzare il mondo della politica, perché la legge Melandri in questo momento impone un 30% tra tecnici e atleti, ma credo che le circa 500.000 persone che ogni giorno portano avanti i club e le associazioni, sia a livello dilettantistico che professionistico, abbiano il diritto di essere rappresentate in un Consiglio Federale e debbano quindi avere un potere elettivo. Mi lascia poi perplesso il fatto che si parli di persone ma non di programmi. Io vorrei sapere dal 13 maggio in poi, quando saprò ufficialmente chi sono i candidati, cosa pensano dei direttori sportivi, dei segretari e dei collaboratori. Parliamo di persone, ma di programmi non ho sentito una frase, non ho capito che visione abbiano del calcio italiano per il prossimo futuro".

È stato questo un aspetto sottolineato anche da Mirabelli e da Lo Monaco durante il Galà.
"Faccio una premessa: Giancarlo Abete e Giovanni Malagò sono due persone che hanno la mia grandissima stima, hanno fatto molto nel calcio anche nel passato. Malagò credo sia il miglior un dirigente che abbiamo in Italia, l'ha dimostrato nella presidenza del CONI e con l'organizzazione di Milano-Cortina, mentre Abete sta in tutte le dinamiche calcistiche, ha già gestito la Federazione ed è stato uno dei pochi che, dopo cinque minuti da un fallimento sportivo sul campo, è andato in sala stampa e si è dimesso. Ha un senso di responsabilità molto forte. Ma ripeto, voglio anche sapere cosa pensano, non solo per la mia categoria, ma anche a esempio per la riforma dei campionati, la valutazione del talento italiano... io onestamente non ho letto una briciola di pensiero in tal senso. Quindi mi auguro che dal 14 maggio in poi ci siano posizioni in merito a un programma che possa dare slancio al calcio italiano, che ne ha veramente bisogno".

(Per l'intervista integrale, clicca sul podcast!)

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