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Dopo i fischi, la "camminata della vergogna": Camavinga chiede scusa con personalità

Dopo i fischi, la "camminata della vergogna": Camavinga chiede scusa con personalità TUTTO mercato WEB
© foto di Federico Titone/BernabeuDigital.com
Oggi alle 13:12Calcio estero
Michele Pavese

Il Santiago Bernabeu non dimentica e, quando decide di giudicare, lo fa senza mezze misure. Sei giorni dopo l’eliminazione in Champions League contro il Bayern Monaco, il bersaglio principale della frustrazione del pubblico del Real Madrid è diventato - ovviamente - Eduardo Camavinga, anche se tanti altri compagni non sono stati risparmiati.

Il centrocampista francese, protagonista in negativo all’Allianz Arena con un’espulsione pesante che ha compromesso la qualificazione, è stato accolto da una pioggia di fischi al suo ingresso in campo contro l’Alaves. Fischi continui, a ogni tocco di palla, in una serata che ha confermato quanto il Bernabéu possa essere spietato. Eppure, il momento più significativo è arrivato dopo il triplice fischio. Quando lo stadio iniziava a svuotarsi, Camavinga è rimasto in campo. Da solo. Ha percorso tutto il perimetro del campo applaudendo i tifosi, portandosi le mani al petto in segno di scuse. Un gesto forte per assumersi la responsabilità di quanto accaduto.

Un atteggiamento che non è passato inosservato, nemmeno al suo allenatore Alvaro Arbeloa, che lo ha difeso con decisione: "È un giocatore con grande personalità. Nonostante la giovane età ha esperienza e quando serve è sempre pronto. Ha la fiducia di tutti". Camavinga aveva già chiesto scusa sui social nei giorni precedenti, ma questo gesto diretto, faccia a faccia con il pubblico, racconta qualcosa di più profondo. Il francese sta vivendo uno dei momenti più difficili da quando è arrivato a Madrid: errori recenti, meno spazio e critiche crescenti. Eppure, proprio da questa camminata solitaria emerge un messaggio chiaro: non ha alcuna intenzione di nascondersi. Vuole restare, vuole riconquistare il Bernabéu. Il primo passo lo ha fatto. Il prossimo, inevitabilmente, dovrà arrivare sul campo.

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