L'ammutinamento, gli insulti, il diario, la talpa. Domenech vs Netflix: "Violata la mia anima"
A distanza di sedici anni, il caso Knysna (la città sede del ritiro francese durante il Mondiale sudafricano) continua a scuotere il calcio francese. Questa volta al centro della polemica c’è Raymond Domenech, travolto dalle reazioni dopo l’uscita del documentario Netflix dedicato al clamoroso e ormai noto ammutinamento della Francia.
Il documentario, intitolato "Le bus, les Bleus en grève", ripercorre il caos che portò allo sciopero dei giocatori e alla rottura totale all’interno dello spogliatoio francese. Ma a far esplodere il caso sono stati soprattutto alcuni estratti del diario personale di Domenech, consegnato dallo stesso ex commissario tecnico agli autori della produzione. Nel documentario emergono giudizi pesantissimi rivolti ai suoi ex giocatori. Thierry Henry viene definito "egocentrico", William Gallas "sempre musone", mentre su Yoann Gourcuff il tecnico utilizza parole durissime e offensive ("idiota" e "autistico").
A sorpresa, Domenech indica anche quella che sarebbe stata la "talpa" dello spogliatoio durante il Mondiale: Franck Ribéry. Secondo l’ex CT, sarebbe stato lui a lasciar trapelare ai media il famoso scontro con Anelka. Una ricostruzione che ha provocato la reazione immediata dell’ex giocatore del Bayern Monaco, che sui social ha risposto ironicamente: "Mamma mia Domenech… tengo la vera storia per più avanti".
Travolto dalle polemiche, Domenech ha pubblicato un lungo comunicato su X accusando Netflix di aver tradito la sua fiducia. "Doveva essere un documentario di analisi e riflessione, è diventato un atto d’accusa violento contro di me", ha scritto. L’ex allenatore ha parlato apertamente di manipolazione del materiale consegnato alla produzione: "Hanno preso gli estratti più esplosivi, li hanno montati e trasformati in un prodotto sensazionalistico pensato solo per fare audience". Ancora più forte il passaggio in cui definisce la vicenda "una violazione della mia anima".
Domenech ha inoltre spiegato che quelle note erano pensieri privati, scritti in un momento di enorme pressione, e che non avrebbero mai dovuto essere pubblicati integralmente. "Posso essere provocatorio, ma non sono né cattivo né arrogante", ha concluso, prendendo totalmente le distanze dal documentario.











